Codroipo, Arte e spettacoli

A casa di Mister Green: quattro chiacchiere con Maximilian Nisi

di Ilaria Mattiussi

©Nicola Zanettin
©Nicola Zanettin
Il giovane rampante Ross Gardiner e l’anziano Mister Green s’incontrano, o per meglio dire si scontrano, in una New York affollata e caotica. Non avrebbero apparentemente nulla in comune, ma una condanna li costringe a trascorrere del tempo insieme. Massimo De Francovich e Maximilian Nisi hanno portato in scena, al teatro Benois De Cecco di Codroipo ieri sera, un testo semplice ma mai banale che nasconde, fra le sue pieghe, la speranza di superare diffidenza e pregiudizi per riscoprirsi esseri umani - “Mister Green” di Jeff Baron, traduzione di Michela Zaccaria, con Massimo De Francovich e Maximilian Nisi, regia di Piergiorgio Piccoli, produzione Theama teatro, musiche Stefano De Meo.
Ne abbiamo parlato con Maximilian Nisi, che interpreta Ross Gardiner.

Come racconta il vostro spettacolo?
Mi sono innamorato del testo di “Visiting Mr. Green” dalla prima rappresentazione in francese alla quale ho assistito. L’autore, Jeff Baron, ha creduto nel mio entusiasmo permettendomi di compiere il primo passo verso un’avventura durata più di vent’anni. Il supporto morale e artistico di Corrado Pani (primo interprete di Mister Green), che aveva abbracciato il progetto, è stato uno stimolo a superare le difficoltà iniziali, come trovare un produttore e un teatro dal quale cominciare. La scomparsa improvvisa di Pani, durante la tournèe del 2005, mi ha portato a sospendere le rappresentazioni fino all’incontro, dodici anni dopo, con Massimo De Francovich.
Lo spettacolo presenta novità rispetto alla prima rappresentazione del 2004?
Il titolo è cambiato da “Visiting Mr. Green” a “Mister Green”, ma il testo è rimasto lo stesso, nella traduzione di Michela Zaccaria. Differenti sono anche regia, scenografia, costumi e l’eccellente contributo musicale di Stefano De Meo.
Quali sono le motivazioni che hanno influito sulla scelta di Massimo De Francovich come interprete di Mister Green?
È l’attore più adatto per questo ruolo. La sua incredibile capacità di leggere oltre l’ovvio ci ha portati a percorrere vie sconosciute e intriganti: il suo è stato un contributo sostanziale. Oggi è anche un amico, così come credo di esserlo io per lui, un po’ come Ross Gardiner e Mister Green. Sarò sempre riconoscente a Massimo, così come al regista Piergiorgio Piccoli, per aver condiviso con me l’avventura di portare in scena un testo bello e necessario nella sua semplicità.
Come definirebbe il rapporto nato fra i due personaggi?
È un dono reciproco, un incontro di solitudini, di anime spezzate. L’inizio è burrascoso, certo, ma i grandi amori possono nascere anche così.
Un giudice obbliga il suo personaggio, Ross Gardiner, ad occuparsi di un riluttante Mister Green, privo ormai di voglia di vivere. Quanto questa condanna può definirsi reciproca?
Aprirsi al mondo non è una condanna e la solitudine, in realtà, è una condizione condivisa. Età, condizione sociale e percorsi di vita dei due personaggi sono molto diversi fra loro, quasi opposti, ma entrambi raccontano di ferite che stentano a rimarginarsi. Si prenderanno cura l’uno dell’altro in modo maschile, mai sentimentale e a volte divertente.

Nel corso dei due atti la casa di Mister Green si trasforma. Il disordine/ordine riflette un cambiamento nei personaggi?
Sì, durante lo spettacolo ritornano ordine, luce, pulizia e condizioni di vita più sane. L’atmosfera di declino e morte viene spazzata via dal vento della speranza.

Il testo racconta di temi attuali come solitudine e scontro generazionale. Il teatro è ancora luogo d’insegnamento?
Voglio, devo credere che il teatro serva ancora a renderci persone migliori. Desidero sia intrattenimento intelligente in grado, però, di scavare sempre in profondità. Giorni fa l’attore Glauco Mauri, citando Bertold Brecht, ha ricordato come il teatro e le altre forme d’arte siano fondamentali per la più grande di esse: la vita, che le racchiude tutte.

Quali sono gli spunti di riflessione che volete lasciare al pubblico?
Lo spettacolo racconta quanto sia importante superare l’egoismo, abbattere muri e aprire nuovi orizzonti accogliendo l’uomo come fratello e accettandolo nella sua diversità. In un mondo in cui ci si dimentica sempre più degli insegnamenti della storia, questi temi sono ancora profondamente attuali.

L’autore ha scritto una seconda parte dello spettacolo. Affrontarla è nei vostri piani futuri?
È un sogno in un cassetto che, personalmente, non ho chiuso. Pubblico e critica hanno apprezzato il nostro lavoro e lo spettacolo è stato rappresentato in piccoli e grandi teatri. Prima di affrontare la seconda parte, però, vorremmo che questo bel testo raggiungesse nuove città e fosse accolto da un pubblico più ampio. Staremo a vedere: il mare è grande.

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Ultimo aggiornamento: 21/04/2019 00:55