Libri

Due libri che esprimono continuità

di V.G.

Due libri usciti recentemente evidenziano quanto alle volte sia distorta o superficiale la critica che i mass media e le tifoserie di parte, possono fare. L’uno scritto dal cardinale Robert Sarah, attuale prefetto al Culto divino con il contributo del papa emerito Benedetto XVI, si intitola “Dal profondo del nostro cuore”, edito da Cantagalli, costituisce un’opera rara. L’altro che si intitola “San Giovanni Paolo Magno” edito dalla San Paolo, potrebbe essere definito sostanzialmente come un’intervista tra Papa Francesco e il giovane sacerdote aquilano Luigi Maria Epicoco, dedicato alla vita e alla spiritualità di Wojtyła a 100 anni dalla nascita.
Il primo libro si pone come una riflessione di queste due personalità della chiesa cattolica Sarah e Ratzinger a difesa del principio del celibato sacerdotale, in qualche modo messo in discussione. “Non posso tacere “- scrive ora Benedetto XVI – “il celibato è indispensabile ed ha un grande significato perché il nostro cammino verso Dio possa restare il fondamento della nostra vita”. “Ci siamo incontrati, abbiamo scambiato le nostre idee e le nostre preoccupazioni”, scrivono “lo facciamo in uno spirito di amore e di unità nella Chiesa. Se l’ideologia divide, la verità unisce i cuori”. Comunque sia, il testo è un grido di allarme forse di portata storica.
Nell’altro libro, vi è questa affermazione di papa Francesco: “Sono convinto che il celibato sia un dono, una grazia, non un limite. Camminando nel solco di miei predecessori, sento con forza il dovere di pensare al celibato come ad una grazia decisiva che caratterizza la Chiesa Cattolica latina”. (p. 75). Parole, queste, che saranno comunque pienamente valutabili quando sarà pubblicata l’Esortazione apostolica post-sinodale Querida Amazonía.
Un no netto, invece, in piena linea col magistero di Giovanni Paolo II, è quello che Francesco esprime circa l’accesso delle donne al sacerdozio. Inoltre, sul tema sempre spinoso della cosiddetta Teologia della liberazione, Bergoglio afferma testualmente:” Le precisazioni che negli anni passati fece Giovanni Paolo II, forte della sua esperienza pastorale in Polonia e che apparivano severe non erano dettate da chiusure. Semmai dal tentativo di voler trattenere nella genuinità del Vangelo intuizioni e desideri leciti che partivano dal basso, da situazioni di ingiustizia sociale, ma che avevano bisogno di essere rilette più alla luce del vangelo che alla luce dell’analisi marxista”. A tal proposito Papa Francesco analizza il termine economia sociale di mercato coniato dal predecessore Wojtyla “la proposta liberale di mercato è accettata, ma inserita nella categoria del sociale. Un modo geniale di tenere insieme istanze diverse, leggendole secondo l’ottica del Vangelo”.
A questo punto, se si guarda in modo serio ed approfondito ai principi ispiratori di entrambi i libri, la continuità appare più che evidente. Certo, gli stili o l’approccio, possono essere anche diversi, ma non la sostanza. Citando una definizione della tradizione del musicista Gustav Mahler, l’attuale pontefice ricorda infatti che “la tradizione è la garanzia del futuro, non la custodia delle ceneri”. Ed inoltre, “la tradizione deve crescere nella stessa direzione della radice che con gli anni si consolida, con il tempo si dilata, con l’età si approfondisce”. Niente da aggiungere, se non l’augurio di una buona lettura di entrambi i libri.

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Ultimo aggiornamento: 26/02/2020 09:37