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Lo tsunami delle elezioni politiche

di GV

I commenti dopo lo tsunami delle elezioni politiche non si sprecano. E tutti pontificano, spesso a sproposito. Mi limito ad alcune brevi considerazioni.
La prima: era da tempo evidente che il malcontento dei cittadini italiani per la crisi economica così pesante e dura, si ripercuoteva in modo severo nei confronti della classe politica, giudicata inadeguata, se non lontana dai bisogni reali.
La seconda: i responsabili politici o istituzionali, dopo un iniziale tentativo di rinnovamento e di azione condotta con vigore in particolare nel primo anno del Governo Renzi, sono tornati ai vecchi metodi, infarciti di promesse non mantenute o di mancette elettorali come lo sblocco dei contratti ai dipendenti pubblici avvenuto, guarda caso, a pochi giorni dal voto e con miglioramenti economici di modestissime entità che hanno avuto il sapore della beffa.
Ma l’elenco potrebbe continuare a lungo come le riforme a cominciare da quella della scuola, rivelatesi all’atto pratico, dei veri fallimenti. Oppure il modo incerto, alle volte confuso, con il quale è stata affrontata l’emergenza degli immigrati o dei profughi, dove il nostro Paese è stato letteralmente lasciato solo dall’Unione Europea cui pure apparteniamo quando si tratta di contribuire finanziariamente. Per non parlare della sicurezza o della percezione della stessa, del peso del gravame fiscale o dell’apparato burocratico sempre più soffocanti, tutti temi particolarmente sentiti.
La terza: i cittadini elettori attraverso lo strumento del voto volevano dare un segnale chiaro ed esprimere la loro protesta, la loro indignazione ormai arrivata a livelli di vera rabbia.
È così è stato, addirittura in misura maggiore di quanto era prevedibile.
Da un lato ne ha beneficiato il movimento 5 Stelle diventato il primo partito (oltre il 30 per cento) e dall’altro, all’interno dello schieramento del centrodestra primo ma non autosufficiente, con il voto alla Lega Nord. Tutti gli altri partiti o movimenti sono stati sonoramente sconfitti e bocciati.
Altra riflessione, l’Italia anche geograficamente, è spaccata in due con il Nord che preferisce il centrodestra dove ha fatto presa la proposta della flax tax ed il Sud, saldamente in mano ai 5 stelle, che proponevano il reddito di cittadinanza.
Difficile la ricomposizione di un quadro così frastagliato e contradditorio, dove però appare chiara, se non netta, la voglia di cambiamento da parte dell’elettorato. Infatti, da un lato non ci sono maggioranze autosufficienti, mentre dall’altro appare come prioritaria l’esigenza di assicurare comunque stabilità e governabilità. Insediatesi le due camere parlamentari con i vari adempimenti previsti, spetta al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, personalità affidabile e credibile, dotata di equilibrio mai disgiunto da una sobria discrezione, trovare la soluzione che rispetti la volontà popolare, sbrogliando questa matassa attualmente inestricabile.
Dobbiamo augurarci che, nonostante le divisioni o le diversità, alla fine prevalga in tutti il senso di responsabilità e la volontà di ricercare il bene comune.
Le prossime settimane ci diranno se questo auspicio si avvererà o se purtroppo prevarranno altre logiche estremamente pericolose.

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Ultimo aggiornamento: 15/12/2018 16:38