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Trionfo per un film friulano ai David di Donatello

di Angelo Cannella

Grande trionfo per il film friulano "Piccolo corpo" ai David di Donatello nella categoria "Miglior regista emergente"
Si tratta di una "favola cruda" ambienta nel nord-est italiano d'inizio Novecento, la cui regista è la friulana Laura Samani.
Il film “Piccolo corpo” è un piccolo gioiello produttivo, inusuale per le consuete logiche del sistema cinema italiano, poiché si tratta di una coproduzione Italo-Franco-Slovena (Nefertiti Film di Nadia Trevisan e Alberto Fasulo, con Rai Cinema, in co-produzione con Tomsa Films e Vertigo).
Ambientato in una piccola isoletta del nord-est italiano all’inizio del Novecento, narra la storia della giovane Agata (Celeste Cescutti) che perde sua figlia alla nascita. E la tradizione cattolica dice che, in assenza di respiro, la bambina non può essere battezzata
L’anima di quella creatura è condannata al Limbo, senza nome e senza pace. Agata, allora, non si rassegna all’idea che “il tuo corpo se ne dimenticherà, e il tuo cuore anche” e decide di credere alla voce secondo la quale sulle montagne del nord esiste un luogo dove i bimbi nati morti vengono riportati in vita il tempo di un respiro, quello necessario a battezzarli.
E per tale motivo, la protagonista si mette in marcia, compiendo un viaggio che si trasformerà in una Odissea fisica e trascendentale; in questo modo, il viaggio della donna – che lascia segretamente l’isola con il piccolo corpo della figlia nascosto in una scatola, senza conoscere minimamente il tragitto da intraprendere – è spinto da una speranza che travalica qualsiasi dogma, e che tramuta la simbiosi dei precedenti nove mesi in una sorta di “continuazione della gravidanza, in cui il ventre si sposta metaforicamente sulla schiena, divenendo il peso che porta sulle spalle”.
Girato in continuità cronologica ( il film compie lo stesso viaggio della protagonista, dalla laguna di Caorle e Bibione alle montagne della Carnia e del Tarvisiano), Piccolo corpo è un piccolo capolavoro, la cui poesia e radicalità non possono prescindere dal territorio che le nutre, geograficamente, culturalmente e linguisticamente. Ma che al tempo stesso sa restituire l’afflato di un grande respiro internazionale.
Recitato in dialetto veneto e friulano del luogo, gli attori protagonisti della pellicola son in stragrande maggioranza non professionisti, il film è come un viaggio purificatore per la protagonista e segue le traiettorie di un cammino impervio e faticoso, segnato dal continuo dialogo con la natura e i suoi quattro, primari elementi, senza dimenticare l’importanza dell’incontro e del suo elemento iniziale, il corpo.
Ed in questo suo peregrinare alla ricerca dell’anima della sua piccola creatura volata via, la protagonista trova un prezioso alleato nel selvatico Lince (Ondina Quadri), personaggio dall’identità indecifrabile che decide di aiutare Agata in cambio del misterioso contenuto della scatola.
"Il film nasce nel 2016 quando ho scoperto -spiega la regista- che a Trava, nel mio Friuli Venezia-Giulia, esiste un santuario dove, fino alla fine del 19° secolo, avvenivano miracoli particolari: si diceva che lì si potessero riportare in vita i bambini nati morti, per il tempo di un respiro. Il miracolo del ritorno alla vita era necessario per battezzare i bambini. I santuari di questo tipo portano il nome di à répit, del respiro o della tregua, erano presenti in tutto l’arco alpino – solo la Francia ne contava quasi duecento – ed è impressionante come questi fatti siano pressoché sconosciuti, nonostante la dimensione del fenomeno. La storia di questi miracoli si è impigliata in qualche anfratto dentro di me ed è rimasta lì a chiedere attenzione”.
Dopo due edizioni condizionate dalla pandemia, quest'anno la consegna delle statuette ha avuto un sapore ancora più speciale con il ritorno tutti insieme in sala. A celebrarla Carlo Conti e Drusilla Foer che hanno consegnato venticinque David di Donatello, un David alla Carriera e due David Speciali.
"E' stata la mano di Dio", di Paolo Sorrentino ha sbancato la 67esima edizione dei David di Donatello portandosi a casa il premio per miglior film, regia, attrice non protagonista Teresa Saponangelo, fotografia e David giovani.
E' però il fantasy "Freaks Out" di Gabriele Mainetti il film a ottenere più statuette, ben sei, ma prevalentemente tecniche, contro le cinque dell'opera di Sorrentino.
Tre David per "Ennio", il documentario di Giuseppe Tornatore su Ennio Morricone. Premio speciale per Sabrina Ferilli, premio alla carriera per Giovanna Ralli.
L'esperienza di Silvio Orlando e la giovinezza di Swamy Rotolo per i due migliori attori protagonisti premiati.
Nel corso della cerimonia, vi è stata una grande standing ovation per Monica Vitti. Poi l'omaggio a tutti i mostri sacri dello spettacolo che purtroppo abbiamo perduto, da Franco Battiato a Gianni Cavina, da Vitaliano Trevisan a Catherine Spaak.

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Ultimo aggiornamento: 17/05/2022 12:14