Lestizza, Arte e spettacoli

Vukotic e Nisi fra emozioni e colori di "un autunno di fuoco"

di Ilaria Mattiussi

©Claudio Amendola
Come convincereste qualcuno che amate a lasciare la propria casa e a trasferirsi in una residenza per anziani? Milena Vukotic e Maximilian Nisi hanno affrontato questo tema scottante e attuale nello spettacolo “Un autunno di fuoco”, pièce di Eric Coble, in scena il 23 novembre scorso presso l’Auditorium Comunale di Lestizza.

Come raccontereste il vostro spettacolo?
Milena Vukotic: è la storia di una donna votata alla libertà e all’arte. Vive rinchiusa nella sua casa perché i figli vorrebbero trasferirla in una residenza per anziani, ma questo si oppone ai suoi desideri.
Maximilian Nisi: è l’incontro tra una madre e un figlio, dopo vent'anni di silenzio e di profonde incomprensioni; anni non privi, però, di amore e di un reciproco pensiero costante. Due anime ferite che si ritrovano e che dopo tanto tempo riescono a parlarsi e finalmente a comprendersi. Una regia, quella di Marcello Cotugno attenta, delicata e ironica per un testo in cui è quasi impossibile non ritrovarsi, sublimando parti di noi stessi.
Il testo di Eric Coble racconta una vicenda attuale e spesso dolorosa per le famiglie. Come l’avete affrontata?
Maximilian Nisi: se una casa di riposo può garantire seria e costante assistenza ad un genitore anziano, non potrà mai essere una cattiva soluzione. Ma il testo di Coble va oltre, affronta anche il discorso delle modalità. Presenza, condivisione e amore. Grazia e bellezza non dovrebbero mai essere troppo lontane dalle nostre vite; bisognerebbe sforzarsi di vivere anche i momenti di buio e di apparente vuoto con speranza e con “arte”. L'arte insegna e può consolare.
La scenografia ha il dono della semplicità. Ogni elemento è simbolo del racconto, come l’albero che domina la scena.
Maximilian Nisi: sì, mai come in questo caso. È un albero posto al centro della scena, dai colori fiammeggianti e violenti dell'autunno, un inno alla vita. Elemento scenografico previsto dalla pièce di Eric Coble e realizzato per noi dal bravo Luigi Ferrigno. Un simbolo di speranza, di ciclicità, di rinascita. Chris, il mio personaggio, si arrampica su quell’albero per entrare nella casa della madre. Le sue radici rappresentano la famiglia, e quindi il suo è un chiaro ritorno alle origini per sciogliere dei nodi creati dal tempo. Quel gesto gli regalerà pensieri nuovi e finalmente parole giuste da dire.
Quanto di voi riconoscete nei vostri personaggi?
Milena Vukotic: le persone che scelgono la via dell’arte hanno la necessità di esprimersi, oltre tradizioni e luoghi comuni. Conseguenza di tutto ciò, è una libertà interiore e esteriore difficile da sostenere con una famiglia.
Maximilian Nisi: Chris ha ancora dei sogni, esattamente come me. La sua realizzazione non è stata totale: è incostante e ancora piena di ombre, di dubbi e di imprevisti, ma la sua vita è proiettata verso il futuro e desidera essere piena, esattamente come la mia.
La vicenda si svolge in una casa amata e odiata. Quanto è luogo sicuro e quanto prigione?
Maximilian Nisi: non è una prigione, ma è stata sicuramente una culla scomoda. Era il luogo in cui i bisogni spirituali di ognuno si scontravano con le necessità quotidiane, in cui un padre assente delegava ad una madre intelligente, colta e mai scontata, ogni cosa. Una madre difficile per Chris da dividere, troppo simile a lui per struttura e aspirazioni. Il ritorno in quella casa, testimone silenziosa, sarà risolutivo e liberatorio.
Il finale rimane aperto: secondo voi come si comporteranno i vostri personaggi?
Milena Vukotic: il mio personaggio è ottimista e positivo, ritroverà il figlio e la sua giovinezza.
Maximilian Nisi: Chris agirà con coerenza e maturità, aiuterà i fratelli a capire e la madre e se stesso a reagire. Conosce ormai la vita ed il suo ineluttabile ciclo, ma saprà agire in modo dolce e consapevole. Coble non racconta con precisione ciò che accadrà alla fine della pièce: non lo ritiene importante ed infatti non lo è. Il suo è un guizzo verso l’alto. Un finale aperto coinvolge tutti, regala speranza e certamente affascina.
Quale messaggio lascia al pubblico il vostro spettacolo?
Milena Vukotic: tutti abbiamo un’energia da nutrire con pensieri buoni. Se non ci abbandoneremo a pensieri negativi e resteremo fedeli a noi stessi, ci sarà sempre la possibilità di veder riconosciute le nostre potenzialità.
Maximilian Nisi: non bisogna isolarsi e avere paura. È fondamentale che le persone in difficoltà continuino a coltivare i rapporti con chi sta loro intorno. Farà bene a loro farlo e farà bene a chi vivrà accanto a loro.
Entrambi avete frequentato teatro, cinema e televisione. Quali sono i vostri progetti per il futuro?
Milena Vukotic: ho la fortuna di svolgere un lavoro sempre nuovo e creativo. Desidero e sento la necessità di continuare in questo senso.
Maximilian Nisi: ho bisogno di progetti necessari e soprattutto di buoni compagni di avventura. Le persone con cui collaboriamo sono fondamentali. Un progetto ha forza solo se dietro c’è un'anima, dei valori, diversamente conta poco, sia per chi lo fa, sia per chi lo riceve. Il nostro è un lavoro che ha ancora la possibilità di sensibilizzare, di unire. Un aspetto che si è un po’ perso nel tempo e nelle nostre vite e che sarebbe opportuno ripristinare. Ecco, lavorerei principalmente in questa direzione.

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Ultimo aggiornamento: 06/12/2019 14:44