Varmo, Scuola

Divertimento a scuola

di Classe 1^A, Secondaria di Primo Grado, Varmo

A scuola facciamo parecchie attività molto divertenti. In questo periodo abbiamo cominciato a fare lezioni di scacchi e fra poco ci sarà il torneo finale, ci siamo molto divertiti.
Con la professoressa di lettere stiamo facendo un'attività teatrale in cui ci siamo divisi in gruppi e ogni gruppo ha scelto una favola che dovremo mettere in scena.
Noi allievi della 1A e 1B facciamo due ore in più di ginnastica con dei professionisti di sport diversi: rugby, pallavolo, basket, equitazione, bocce, tennis.
Inoltre con l’insegnante di matematica alcune volte andiamo in aula di scienze e lì facciamo degli esperimenti molto belli, adesso stiamo facendo quelli collegati al suolo.
Ogni mercoledì c’è poi un appuntamento “fisso”: andiamo un'ora in biblioteca a leggere dei libri.
Quest' anno abbiamo partecipato anche a molti concorsi di scrittura e quando “inventavamo” il testo ci divertivamo tanto.
Con queste attività ci divertiamo un mondo e la settimana diventa più rilassante e più ricca.

Kevin Vegetali e Leonardo Vida


Ndr: qui di seguito leggende create dai ragazzi per spiegare fatti e credenze. Buona lettura!


Michele Castellani “La Fontana dalle quattro bocche”
Tanto tempo fa, in un piccolo paese friulano, viveva in una famiglia molto povera un ragazzo di nome Tilio.
Tilio era sempre indaffarato ad aiutare chiunque ne avesse bisogno, in cambio di qualsiasi cosa potesse servire alla sua famiglia.
Un giorno Tilio incontrò una vecchina stanca, gobba e accaldata che gli chiese
dell'acqua per bere.
Tilio corse veloce a casa per prendere acqua e cibo per quella povera vecchina e gliela portò.
La vecchina bevve l'acqua e mangiò quello che Tilio aveva portato, allora il ragazzo le chiese se aveva bisogno d'altro e lei gli domandò se potesse portarla nella sua casa per farla riposare. Tilio generoso com'era la portò volentieri a casa.
La vecchina vide come vivevano Tilio e la sua famiglia: per bere dovevano prendere l'acqua con il secchio in un pozzo molto lontano, ma nonostante questo le avevano dato il poco che c'era in casa e la fecero riposare nel posto migliore di quella misera dimora.
Il mattino dopo quando Tilio e la sua famiglia si svegliarono non trovarono più la vecchina, ma fuori in cortile c'era una bellissima fontana con quattro bocche da cui sgorgava acqua limpida e fresca.
Tilio allora capì che la vecchina era una fata e che lo aveva premiato per il suo buon cuore.
Da allora la “fontana dalle quattro bocche” disseta tutta la gente che passa di là.


Gaia Zamarian  “Come nacquero le montagne”
Un giovane principe che viveva sulla Terra e la principessa della Luna si innamorarono e volevano vivere insieme, ma c’era un problema: sulla Luna la luce era troppo forte per gli occhi del principe, sulla Terra i colori più scuri mettevano malinconia alla principessa…
Allora i due chiesero al popolo degli gnomi: “Si può trovare una soluzione al nostro problema?” Al sentire questo al capo supremo degli gnomi venne un’idea: “Perché non costruiamo delle strutture che “stemperino” la luce e i colori scuri e malinconici?” A un altro gnomo venne un’altra idea: “Perché non costruiamo delle sporgenze molto alte?” Alla fine lo gnomo più piccolo pensò di chiamarle “montagne”…e così fu che tutti gli gnomi si misero al lavoro e da quel giorno sono sempre esistite le montagne.


Estella De Clara “La pizza margherita”
C’era una volta una famiglia che stava andando a raccogliere qualche erba per preparare una nuova pasta per la pizza. Il figlio maggiore strada facendo ebbe un’ idea e disse “Dobbiamo realizzarla subito! Qui sul posto, così da “catturare” tutti i sapori e i profumi!”, la famiglia allora si mise al lavoro e dal loro impegno ne uscì una specie di palla di pasta. A chilometri di distanza da lì c’era una fabbrica di automobili e proprio in quel momento uscì una macchina molto velocemente ed la guidatrice non riusciva a fermarla, arrivando fino al punto in cui stavano preparando l’impasto. Magicamente la palla d’impasto cominciò a rotolare e finì sotto le ruote della macchina impazzita, che continuò la sua corsa rovesciando anche una pianta di pomodori e del basilico dell’orto lì vicino. Finalmente la guidatrice riuscì a fermare la macchina, scese e vide le ruote piene di pasta, pomodoro e basilico. Dato che la signora che guidava il veicolo si chiamava Margherita un signore che stava passando e aveva visto tutta la scena disse “Questa si chiamerà “Pizza margherita!!!!!!!!”


Kevin Vegetali “Lo Scarabeo egiziano”
In un villaggio, sulle rive del Nilo, vivevano due giovani amici: Allan e Khadija.
In una fantastica domenica di pieno sole, Allan chiede a Khadija se voleva andare a fare una passeggiata in riva al Nilo con lui.
La ragazza, dopo aver avuto il permesso della madre, accettò.
Khadija, quel giorno, tutta emozionata, si diresse subito nel posto indicato da Allan per l'incontro.
Arrivata lì vide Allan, appoggiato alla ringhiera che si affacciava sul Nilo, che la stava aspettando.
Kadija gli si avvicinò, lgli toccò la spalla, lui si girò e la vide.
Durante la lunga passeggiata sulla riva del Nilo parlarono di molte cose; lui si innamorò subito di lei e lei di lui.
Arrivata la sera, era ora di tornare a casa, quando Allan si voltò e chiese la mano a Khadija.
Allan e Khadija tornarono a casa e lei raccontò ai suoi genitori tutto quello che le era accaduto.
I genitori di lei un po' titubanti e sbalorditi accettarono, ma vollero conoscere il futuro sposo.
Un anno dopo si celebrarono le nozze; passarono gli anni ma i due sposini non erano ancora riusciti ad avere un figlio.
Una notte Allan fece uno strano sogno, Tutankhamon gli diceva: “ Se vuoi un figlio devi andare nel tempio di Karnak a Luxor, lì troverai una pietra con sopra scolpito uno scarabeo, farai fare dieci giri attorno ad esso e vedrai che entro l'anno tua moglie rimarrà incinta”.
Al risveglio Allan raccontò tutto alla moglie, così il giorno seguente i due sposini di diressero a Luxor.
Dopo un lungo viaggio arrivarono in città e chiesero indicazioni per il tempio di Karnak: arrivati a destinazione videro subito la scultura e Allan fece fare i dieci giri a sua moglie come aveva sognato.
Tornarono a casa e durante l'anno ebbero un figlio proprio come Tutankhamon aveva previsto.
Da quell'episodio quella strana roccia divenne leggendaria e ancora oggi molti sposini che vogliono un figlio vanno nel tempio di Karnak e fanno dieci giri attorno alla roccia dello scarabeo sperando che un giorno il loro desiderio si avveri.


Mattia Milocco “Le Stelle”
Un giorno la Luna si sentiva sola e pensava che non fosse giusto che lei dovesse restare sola mentre il Sole era in compagnia dei suoi raggi. Così la Luna decise di sposarsi con il Sole, il Sole accettò e crearono tantissime figlie che chiamarono Stelle.
Le Stelle non sapevano dove stare: nel cielo con la mamma o con il papà Sole.
Provarono tutti e due i cieli e scelsero quello della mamma perché i raggi del Sole le copriva con la loro luce forte e loro si sentivano inutili; mentre di notte erano utili per orientarsi.
Inoltre per noi uomini sono così belle che artisti come pittori, poeti e musicisti s’ispirano al cielo notturno per creare i loro capolavori.


Asia Fogolini “Il Pettirosso”
C’era un giorno mamma uccello che stava cercando di procurare del cibo, nel bosco, ai suoi uccellini.
Volando in cerca di cibo, sentì dei rumori e si spaventò, ma l’esigenza di sfamare i suoi piccoli era molto grande e quindi proseguì la sua ricerca nonostante che ci fosse del forte vento che ostacolava il suo volo.
L’uccellina non si accorse che, durante il volo, alle piume del suo petto si era attaccato un petato di tulipano magico: un petalo color rosso ciliegia.
Alla fina la mamma uccellino trovò fortunatamente del cibo e tornò al nido.
Mentre stava imboccando i suoi piccoli toccò il petto con il petalo e così anche gli uccellini diventarono come la loro mamma, ovvero con il petto rosso.
Da lì queste creature vennero chiamate “uccelli dal petto rosso”, anche detti “PETTIROSSI”.


Leonardo Vida “Il salice piangente”
Un giorno il principe di Roma dovette partire per andare in guerra, quando sua moglie Salice lo venne a sapere si mise a piangere e con le sue lacrime fece crescere un albero. La nuova pianta fu chiamata “Salice” e da quel momento quella specie di albero viene conosciuta con il nome di “Salice piangente”.

Davide Mauro “Come nacque il vento”
Appena la Terra fu creata, su di essa c’era l’acqua con le prime molecole, mentre in cielo c’erano solo il Sole e le nuvole.
Le nuvole stavano sempre ferme, erano stanche e si annoiavano tanto perché avrebbero voluto muoversi, ma non potevano farlo.
Solo la regina delle nuvole poteva muoversi come voleva, quindi decise di salire su nel cielo per chiedere al Sole un raggio magico con cui avrebbe potuto fare un incantesimo per far muovere le nuvole.
La regina fece un incantesimo: sfiorò tutte le nuvole del cielo e improvvisamente esse cominciarono a muoversi come volevano.
Ma come succede dopo un po’ le nuvole si stancarono anche del loro nuovo potere e tutte emisero un forte sospiro e così diedero origine al vento.


Enrico Lauritano “La pizza”
Tanto tempo fa un cuoco provetto andò a trovare suo nonno che aveva una piccola pizzeria. Il nonno gli disse: "Nipote, prendi questa ricetta e provala nel tuo ristorante, vedrai che i clienti ritorneranno contenti.
Il cuoco la prese, la lesse: "Tre litri di acqua, 1/2 kg di farina, un pizzico di sale e uno di lievito madre per l'impasto. Per la preparazione la ricetta diceva: "Ogni pallina va tirata bene per farla diventare di forma circolare, poi sopra si spalma il pomodoro, si mette la mozzarella tagliata a pezzi, si aggiungono ingredienti a piacere e alla fine si mette in forno a 350 gradi per 4 minuti. Il giorno dopo i clienti assaggiarono la nuova creazione e gli chiesero: "Mi potresti dire la ricetta?" Ma il cuoco rispose: "E’ una ricetta di famiglia tramandata di padre in figlio.
Fu così che nacque la pizza


Maria Sole Tonizzo “Una leggenda con i fiocchi”
C’era una volta una giovane di nome Solidea. Era minuta, aveva capelli e occhi di un nero profondissimo. Un giorno decise di trovarsi un marito e disse alla madre vedova: “Mamma sono pronta per andare a cercare marito! Tornerò presto, non ti preoccupare!”, “Vai bambina mia!” rispose la madre. Le due si abbracciarono e poi Solidea partì. Lungo il suo viaggio imparò molte cose e divenne colta. Ad ogni città che trovava si doveva fermare in biblioteca; non riusciva a stare senza libri. Aveva letto molti dei grandi classici e qualche volta aveva provato a leggere i libri di “Stoken e Stine”, ma non ci era riuscita…erano troppo paurosi!
Un giorno mentre stava leggendo il libro “Ventimila leghe sotto i mari” sentì una voce: ”C-ciao, posso sedermi vicino a t-te?”; era la voce di un giovane, non dei più belli, portava un paio di occhiali piccoli e tondi, aveva gli occhi verdi e i capelli rossi e ricci; ma aveva l’aria saggia e sembrava avere un cuore grande come quello di Solidea. A quel punto la giovane alzò gli occhi e disse: “Certo, accomodati!”. Così sedettero lì per un po’, leggendo ognuno il proprio libro. A un certo punto però Solidea cominciò a chiedere: “Come ti chiami? Io Solidea” “Io m-mi chiamo Ste-Stefano” disse lui diventando tutto rosso, “Che bel nome!” gli disse Solidea, Stefano stava diventando più rosso di prima: “G-grazie” disse con un filo di voce. I due continuarono a parlare per un po’ di tempo e alla fine decisero di rimanere insieme e che sarebbero tornati a casa dalla mamma di lei. Arrivati, la vedova corse loro in contro e gli abbracciò felicissima, voleva sapere tutto e voleva conoscere meglio Stefano, non poteva credere che sua figlia fosse cresciuta così in fretta. Un mese dopo, i giovani si sposarono e andarono a vivere in una casetta modesta vicino a quella della madre di Solidea. Trascorsero un periodo felice e continuarono a leggere libri, solo che ora non leggevano ognuno il proprio libro, ma leggevano assieme. Ad un anno dal matrimonio Solidea rimase incinta; passò tutta la gravidanza a leggere libri per bambini ad alta voce e a pensare a come avrebbe potuto far sapere a tutti della nascita del piccolo. Qualche volta Solidea e Stefano discutevano insieme di questo problema: “Magari possiamo appendere un cartellone alla porta con su scritto: E’ nato un bimbo!” diceva lui, “Possiamo spargere confetti su tutti i davanzali” proponeva lei. Ma un bel giorno, mentre Solidea stava leggendo un libro di poesie le venne l’ispirazione: “La cosa più carina e dolce che si mette addossi ai bambini, è ovvio, sono i fiocchi!, si mettono ai capelli delle bambine e al collo dei maschietti. Se avrò una femmina userò un fiocco rosa, che ricorda la dolcezza e la gentilezza e se avrò un maschio userò un fiocco azzurro che ricorda il coraggio e la forza”. Quella sera Solidea propose l’idea al marito, che l’approvò appieno: “Solidea hai un intuito formidabile!” e aggiunse “Che idea! Che idea! Come ti è venuta?” allora Solidea rispose: “Leggevo un libro di poesie dove si parlava anche di colori e ho trovato l’ispirazione…sai, dai libri si possono ricavare molte cose”. Il giorno del parto arrivò in fretta e i giovano scoprirono di avere due gemellini: un maschio e una femmina. Li chiamarono Flaminia e Martino. Così Solidea e Stefano appesero alla finestra due fiocchi: uno rosa per Flaminia e uno azzurro per Martino. La gente quando passava di là chiedeva sempre ai due il perché di quei fiocchi; allora loro spiegavano sempre con orgoglio il motivo, finché la notizia non si diffuse. Dato che la gente è più brava a copiare che ad inventare, ben presto nacque la tradizione di mettere alla finestra un fiocco rosa se nasceva una bambina o un fiocco azzurro per un bambino…
E questa bella idea viene ancora utilizzata!!!


Ludovica Patanella “Il giardino nascosto”
C'era una volta la famiglia Rossi che era andata in vacanza a New York. Quello era l'ultimo giorno di vacanza e la famiglia Rossi andò a visitare un museo. La guida li accolse e spiegò loro tutte le opere che c'erano in quel museo; tra queste opere c'era un quadro con un giardino e quest'opera si chiamava ''La notte della luna piena''. Una delle bambine, Rebecca, ascoltò attentamente la leggenda che accompagnava il quadro. La leggenda diceva che questo giardino era nascosto e appariva solo in una notte di luna piena e chi ci entrava poteva esprimere un desiderio. Rebecca si stupì di questo giardino nascosto perché secondo lei un giardino non poteva apparire in una notte di luna piena e non credeva neanche alla leggenda. Quando tutti i componenti della famiglia finì di ammirare le opere del museo uscirono e videro che era già notte, allora decisero di andare a casa. Ma quando stavano camminando per raggiungere l’albergo, Rebecca vide un giardino stupendo e si accorse che era uguale a quello del quadro del museo. Allora alzò gli occhi al cielo e vide che c'era la luna piena, decise allora di entrare e si ricordò che la leggenda diceva che chi entrava doveva esprimere un desiderio, si sedette su una panchina ed espresse il desiderio di arrivare prima e di avere tanti applausi alla gara che avrebbe avuto domani. Quando finì di esprimere il desiderio, Rebecca dovette andare perché l'aveva chiamata la mamma. Il giorno seguente c'era la gara di ginnastica artistica e Rebecca era molto emozionata e pensava di non farcela. Alla fine della gara, alle premiazioni, lei arrivò prima e tutti la applaudirono…lei a un certo punto si ricordò che aveva espresso questo desiderio e capì che la leggenda era vera.


Francesco Flumignan “La leggenda della Torre di Pisa”
Tanti secoli fa, nella regione della Toscana, esattamente a Pisa abitava un signore di nome Bonanno Pisano.
Bonanno voleva costruire una torre per difendere la propria città e allora per costruirla prese il marmo di Carrara.
Gli abitanti di Carrara, vedendo la loro cava più vuota, capirono subito che qualcuno aveva rubato il loro amato marmo bianco .
Allora un giorno si misero a spiare per vedere chi fosse quel ladruncolo e videro che era un signore, proprio Pisano, lo seguirono fino alla torre che stava costruendo.
Per la rabbia, causata proprio dal furto del marmo, uccisero Pisano e poi cercarono perfino di abbattere la torre.
Provarono in tutti i modi a farla cadere, ma non riuscirono nel loro intento perché lo spirito di Pisano continuava a sostenerla.
Da quel momento in poi la torre rimase inclinata e si disse che nessuno sarebbe riuscito a farla cadere .
La torre da quel momento rimase un simbolo distintivo della città di Pisa data la sua originalità e da qui il nome di “Torre di Pisa”.


Giada De Candido “La leggenda dell’orchidea”
Per molto tempo Orchi e Dee della natura furono in lotta tra loro per accaparrarsi i posti più belli nascosti nel bosco. Non si rispettavano e facevano di tutto per eliminarsi a vicenda. Un bel giorno, però, un giovane Orco, dal carattere dolce e affabile si innamorò di una giovane e bella Dea…per dichiarare il suo amore, le offrì il più bel fiore che trovò tra i cespugli. La Dea ne fu lusingata e tra i due nacque una grande storia d’amore che pose fine alla lotta tra i due popoli…Indovinate che nome fu dato a quel fiore…Orchidea!


Chiara De Candido “La leggenda dell’albero piangente”
Un giorno tanto tempo fa in una casetta vicino a un bosco, c’era un albero maestoso. Una bimba che viveva lì vicino andava ogni dì ad arrampicarsi su di esso per confidare i segreti al suo migliore amico. Passarono gli anni e la bimba diventata ormai una fanciulla si innamorò di un contadino. Un giorno i due si sposarono, ma lo sposo dovette partire per la guerra. Dopo due mesi alla fanciulla arrivò la notizia che il marito era morto. La ragazza una sera si confidò di nuovo con il suo amico albero: era veramente disperata e si mise a piangere. L’albero vedendola soffrire si curvò così tanto che le sue foglie toccarono a terra e la ragazza vide scendere delle gocce dalle foglie, anche se non stava piovendo…L’indomani la giovane non si trovò più ma…stranamente si vide un altro albero vicino al “suo” amico. Dopo 10 anni si trovarono altri alberi più piccoli, ma sempre vicino ai primi due alberi…il boschetto sembrava a una famiglia: un papà e una mamma con i figli! Ogni anno nel mezzo delle foglie intrecciate nasceva un fiore sconosciuto…a tutti quello assomigliava un posto da innamorati, così una primavera quando il fiore sbocciò chiamarono quelli “gli alberi dell’amore” anche se tutti li conoscevano come “alberi piangenti”.


Valentina Vatri “Come nacque l’hip-hop”
Tanti e tanti anni fa in un paesello c’era una scuola di danza classica. Nel paesello c’erano due ragazzi che non amavano la danza classica, in compenso amavano il ballo in generale e quindi aprirono un corso di balli più ritmati. I due ragazzi insegnavano degli stupendi passi e mentre eseguivano i passi dicevano: ”hip” e “hop”. I ragazzi presero spunto dai suoni che pronunciavano e così nacque l’ hip-hop.


Michael Zanchetta  “La leggenda del Bivio murosat"
Quasi cento anni fa una stradina che collegava due paesini veniva frequentata da un gruppo di donne non sposate. Le donne si trovavano in quel luogo ogni mese, il primo venerdì, di notte molto tardi, per non essere viste. Le “zitelle” si incontravano sotto un grande tiglio e lì dopo essersi sedute in circolo raccontavano come avevano passato la loro settimana. Alla fine tutte insieme pregavano per chiedere la grazia affinché qualche giovanotto dei paesi vicini le chiedesse in moglie. Una notte di luna piena passò di lì un pescatore vide le donne mentre stavano facendo le loro preghiere…e prese paura nel sentire quel vociare: pensò che fosse un raduno di streghe e stette nascosto fino a quando non fu sicuro di non venire scoperto… ma fu beccato dalla più anziana che lo legò con il proprio scialle e poi chiamò le sue compagne che, divertite dal fatto, fecero molte domande all’uomo. Il pescatore le informò che era di un paese vicino e che se lo avessero liberato non avrebbe raccontato quello che aveva visto. Le donne che in fondo non erano malintenzionate lo liberarono, facendosi promettere che non avrebbe rivelato il loro segreto.
Passarono molti anni e in quell’incrocio il tiglio faceva ancora ombra a una moltitudine di cornacchie…Gli abitanti dei paesi lì attorno chiamavano quell’incrocio “ Bivio Murosat” perché era nata la leggenda che le cornacchie aspettassero i loro compagni dopo averli a lungo chiamati e attesi.

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Ultimo aggiornamento: 15/12/2018 16:38