Codroipo, Salute, Scuola

I videogiochi creano dipendenza e disturbi nei ragazzi

di Silvia Iacuzzi

Ieri sera secondo appuntamento con il dott. Matteo Maria Giordano nell'ambito degli incontri "Generazione smartphone, comprendere per educare". Visto l'interesse suscitato tra i genitori dell'Istituto Comprensivo di Codroipo dal primo incontro, in molti erano presenti all'Auditorium.
Dopo una breve sintesi di quanto presentato la volta precedente, ossia che i dispositivi digitali offrono spesso contenuti non adatti ai ragazzi, creano dipendenza e possono favorire che i ragazzi subiscano o compiano atti illeciti e perseguibili per legge, questo secondo incontro si è focalizzato sui videogiochi.
Partendo da immagini del vecchissimo, lento e monotono Pacman succedute da quelle del moderno Fortnite, roboante e pieno d’azioni violente, il dott. Giordano ha spiegato come i cervelli dei ragazzi funzionano in un altro modo e farli ragionare in un mondo lento e analogico è difficile. Anche gli adulti sono molto affascinati, quando non rapiti, dalle nuove tecnologie, ma se queste sopraggiungono ad un’età molto precoce, l’influenza e i danni possono essere molto più rilevanti. Recenti studi hanno dimostrato come i ragazzi d’oggi essendo molto più sedentari di fronte ai videogiochi sono molto più goffi nei movimenti e nei rapporti con gli altri, tanto che negli ultimi 10 anni la loro velocità media è calata di 5km/h e il 40% in meno si incontra quotidianamente con amici al di fuori della scuola. I giochi poi instillano un livello di competizione altissimo in una realtà virtuale che si sovrappone a quella reale e che porta i ragazzi a credere che violenza, bere, drogarsi, fare sesso con delle prostitute (tutte cose proposte dai vari giochi) sono “sperimentabili” e “accettabili” almeno online; ma quanto ci vorrà prima che anche la versione reale lo diventi ai loro occhi? Inoltre, tanti giochi come Fortnite sono gratis, ma hanno opzioni a pagamento che possono portare allo shopping compulsivo, perché sono studiati per stimolare la mente dei giocatori, creare adrenalina per far promuovere caratteristiche alternative e versioni avanzate o successive, ovviamente a pagamento. Non da ultimo, molti giochi permettono di giocare e chattare con sconosciuti e sono diventati uno strumento usato dai pedofili per l’adescamento dei minori.
Il dott. Giordano ha ribadito che non ci sono soluzioni sperimentate ed efficaci. Alcuni studi indicano che bisognerebbe spendere non più di 2 ore di fronte ad uno schermo (smartphone, tablet, TV, ecc.) al giorno con una pausa ogni 45/60 minuti. Inoltre, si può consultare il sito della Pan European Game Indormation (www.pegi.info) che offre una classificazione dei videogiochi e conferma se un gioco è adeguato agli utenti di una determinata età rispetto al linguaggio utilizzato, al tasso di discriminazione, alla paura e all’ansia che generano, alla presenza di giochi d’azzardo, droga, sesso e violenza, ed in particolare gli “omicidi gratuiti”. Non ci sono però sostituti al dialogo e all’ascolto dei ragazzi. Negli ultimi 40 anni si è passati da un’educazione normativa basata su regole imposte e rigide ad un’educazione affettiva in cui si vuole essere amici dei propri figli, negoziando su tutto con loro e abdicando il ruolo di genitori ed educatori. Invece il dott. Giordano ritiene importante sì ascoltare, ma dare delle regole non negoziabili. Visto però che è difficile trovare soluzioni individuali a problemi collettivi, Giordano ha esortato i presenti a discutere di soluzioni comuni come "comunità educante". Questo sarà il tema del prossimo, terzo ed ultimo incontro, mercoledì 10 aprile, che partirà dalle preoccupazioni dei genitori stessi che saranno invitati a condividere le problematiche principali che si trovano nell’educare dei nativi digitali per provare a ragionare insieme su possibili soluzioni condivise.
Ultimo aggiornamento: 22/08/2019 11:39