Sociale, Lettere

Noi, la generazione del Bataclan

di Michela Valoppi

Era il 14 novembre, quando davanti al Bataclan arriva un ragazzo con un pianoforte. Avrà circa 35 anni e indossa abiti neri in segno di rispetto per le vittime. Posiziona al meglio lo strumento sul selciato, si siede sullo sgabello e inizia a suonare. Le note d’ Imagine, di John Lennon, prendono vita dalle sue dita riempiendo l’aria. La folla di giornalisti e curiosi, che si è inevitabilmente creata intorno a lui, rimane ammutolita un po’ per lo stupore e un po’ per la forte emotività del momento. Sul nero del pianoforte spicca il simbolo della pace disegnato in bianco.

E’ questa l’immagine che voglio ricordare del tragico novembre parigino. Un ragazzo, un simbolo, il simbolo. Quel ragazzo simile in tutto a quegli altri ragazzi, quelli che la sera precedente avevano scelto di divertirsi in una sala concerti, noto punto d’aggregazione della città, e che erano completamente ignari del loro triste futuro. Voglio ricordare quel ragazzo come testimonianza di un’intera generazione, la generazione Bataclan, quell’insieme di giovani donne e uomini che non rimane chiusa in casa vedendo la vita che gli sfugge davanti mentre si lamenta di oggettive e perduranti carenze imputabili al Sistema, ma che agisce.


E’ quella generazione che per realizzarsi accetta le offerte di studio o di impiego che troppo spesso la porta lontano dai propri affetti, ma non si rammarica perché è consapevole che il mondo del lavoro di oggi è diverso rispetto a quello dei propri genitori. E’ quell’insieme di professionisti che studia, s’informa, legge, si aggiorna, per essere sempre maggiormente preparata e professionale in modo da poter offrire il meglio. Sono quei ragazzi che vivono e che lo fanno in modo sano, equilibrato e senza eccessi. Sono le persone che formeranno la classe dirigente su cui si baserà l’economia e la politica del domani: donne e uomini che insieme e ugualmente lavorano e si divertono. Al Bataclan, quel 13 novembre, gremito di persone che rappresentavano tutto questo, è stato sferrato un attacco al pensiero e alla vita occidentale che ha avuto come bersaglio una classe sociale nascente. E’ successo a Parigi, ma poteva accadere in qualsiasi altra città con cultura e valori occidentali come Londra, Berlino, Madrid o a Roma. E’ il momento che la Società Civile ed i suoi Vertici diventino consapevoli della situazione ed agiscano in modo avveduto e lungimirante. Questi ragazzi, mi hanno fatto ricordare della rubrica che ho curato per svariato tempo nella testata cartacea de Il Ponte dal titolo “Il mio viaggio alla scoperta del vero talento. Personaggi nascosti e non, firmati Friuli” in cui ho tratteggiato i profili di una generazione che per affermarsi ha percorso, e percorre tuttora, le vie del Mondo con il fine di svolgere al meglio la sua professione.


Noi siamo i ragazzi del Bataclan.

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Ultimo aggiornamento: 26/09/2017 14:43