Lettere

Pasqua funestata da stragi di cristiani e incendi devastanti

di V.G.

Fatti cupi ed inquietanti, ma anche qualche segnale di speranza per il futuro.
Nel tardo pomeriggio di lunedì 15 aprile 2019, un gravissimo incendio sorto nel cantiere per il restauro in corso, ha colpito la celebre Cathédrale Notre-Dame de Paris, causando gravissimi danni che ne hanno distrutto la guglia centrale alta 93 metri ed il tetto. I lavori di restauro chiederanno decenni di lavori, ma parte della costruzione e del tesoro in essa contenuto sono andati distrutti definitivamente. Un evento che in poche ore ha cancellato interi secoli di storia. La cattedrale è uno splendido esempio di architettura gotica. Fortemente voluta dal vescovo Maurice de Sully fu costruita tra il XII e il XIV secolo (1163-1345). Principale luogo di culto cattolico di Parigi è Patrimonio dell’Umanità dell’UNESCO e uno dei monumenti più visitati al mondo. La cattedrale è stata nella storia un luogo d’importanti eventi. Già nel 1239, in attesa del completamento della Sainte-Chapelle, venne scelta da re Luigi IX il Santo come collocazione per la reliquia della Corona di spine che stando alla tradizione, Gesù portò sul proprio capo durante il tragitto del calvario precedente la sua crocefissione. Al suo interno sono state celebrate molte cerimonie religiose legate ai re di Francia, incoronazioni, il processo di riabilitazione di Giovanna d’Arco, funerali di Stato e cerimonie commemorative. Durante la Rivoluzione francese (1789-1799), la chiesa subì la perdita di tutti gli oggetti composti con metalli preziosi e rischiò la distruzione. L’incendio che ha riguardato quest’edificio sacro dedicato alla Vergine Maria, così ricco di storia e di fascino, il più importante di Francia, tra i più rilevanti d’Europa, è accaduto all’inizio della settimana santa. Senza cadere nelle solite dietrologie oscurantiste o nelle leggende nere che, puntualmente, si scatenano quando accadano simili fatti così tragici, il valore simbolico resta però intatto. Qualche commentatore alquanto interessato, ha evocato la fine di un secolare cristianesimo europeo. Ipotesi suggestiva, ma a mio parere non attendibile. D’altra parte, come non restare infatti scossi e profondamente turbati di fronte a questo fuoco così aggressivo che, in poco tempo, ha devastato una parte consistente della cattedrale? Come non commuoversi di fronte alle immagini trasmesse dai vari mass media, che riprendevano semplici giovani, raccolte in preghiera o che elevavano canti sacri nelle aree vicine al rogo? Su ogni questione però, ha prevalso una volontà caparbia e decisa, di tutti i francesi, a cominciare dal loro Capo dello Stato, di risorgere e di ricostruire in tempi ragionevoli quanto è sembrato momentaneamente compromesso. Fatto sicuramente significativo che induce a ben sperare circa il futuro. 
Purtroppo, la Pasqua di quest’anno è stata anche funestata dalle stragi di fedeli cattolici in Sri Lanka con oltre 200 morti, tra cui molti bambini e 500 feriti ad opera di un gruppo jihadista locale semisconosciuto il National Thowheed Jamath, considerato in orbita Daesh . Otto gli attacchi contro 3 chiese e 4 alberghi tra la capitale Colombo e Batticaloa. Come si è appreso dagli organi di stampa al momento delle esplosioni le chiese erano piene di fedeli e le sale degli alberghi affollate per i buffet della colazione. Cristiani (per lo più locali) e turisti occidentali erano gli obiettivi del gruppo terrorista, che ha colpito nella solennità della Pasqua. In tutte hanno agito kamikaze. Anche in questo caso e, direi a maggior ragione trattandosi di vittime umane, il sentimento generale è stato di profondo dolore e sconforto. 
Forse, ci si poteva aspettare qualche presa di posizione da parte delle autorità politiche internazionali, ma anche della stessa Chiesa cattolica, più forti e chiare. Probabilmente, è prevalsa la volontà di non esasperare in forma maggiore e con esiti imprevedibili, una situazione così tragica e delicatissima. Il solito problema tra le esigenze di slancio profetico o di diplomazia che, in particolare i papi, hanno sempre dovuto conciliare nell’esercizio del loro ministero pietrino. Infatti, sin da tempi di un Benedetto XV nella prima guerra mondiale o di un Pio XII nella seconda con la spinosa questione dell’olocausto degli ebrei e, attualmente, Francesco con le gravi forme di persecuzione religiosa, i vari pontefici si sono trovati a scegliere la via migliore e più saggia, per difendere il gregge di fedeli a loro affidato.  
Per quanto ci riguarda, nel nostro piccolo di persone normali, non ci resta che sperare e, per chi è credente, pregare affinché ci siano nel futuro delle ricorrenze pasquali più serene e liete!

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Ultimo aggiornamento: 27/10/2020 10:14