Sport, Ricordi

El 10, vivere al di là dei propri limiti

di Angelo Cannella

Dici Diego Armando Maradona e pensi al 10 per antonomasia... il genio del calcio, la mano de Dios... i soprannomi e gli aggettivi per definirlo sono innumerevoli.
Con lui certamente se ne va uno dei più grandi talenti del calcio mondiale, capace di fare di Napoli, di una città del profondo sud, la capitale del calcio per oltre un decennio. L’unico che quasi da solo è riuscito a vincere scudetti e una Coppa del Mondo da assoluto protagonista.
Ha segnato certamente la cultura degli anni ’80 e ’90 e su di lui si sono scritti fiumi di inchiostro, gli sono stati dedicati brani musicali, film e documentari.
Oggi vogliamo parlare proprio di uno dei documentari più famosi sul compianto Diego, che il suo amico regista Emil Kusturiza gli ha dedicato.
Un portatore insano di felicità, amore, ribellione e passione. Una sorta di divinità umanissima che da queste stesse è stata schiacciata. Ecco chi è Diego Armando Maradona, il più grande giocatore di calcio di tutti i tempi. Emir Kusturica, genio anarcoide come lui, era l'unico che lo poteva raccontare.
“Si yo fuera Maradona viviría como él ... mil cohetes ... mil amigos ... y lo que venga a mil por cien". Così canta Manu Chao nel documentario che Emir Kusturica dedica al Pibe de oro. Due somme di genio e sregolatezza che si incontrano per un'operazione annunciata sin dal 2005. Da un lato il regista di “Underground” da allora alla ricerca di un nuovo capolavoro che sembra essere fagocitato da un eccesso di clowneria balcanica. Dall'altro il campione che tutti conoscono e l'uomo che si è perduto fisicamente in mille dissipazioni che lo hanno condotto in più di un'occasione a ricoveri ospedalieri di urgenza. I due si stimavano reciprocamente e il film lo ha dimostrato.
Kusturica nel realizzare il documentario ha seguito il suo protagonista da Buenos Aires, dove festeggiava il compleanno della figlia Dalma, a Cuba (Maradona è un convinto sostenitore del regime castrista). In questo percorso non possono mancare Napoli (città che lo ha amato e ancora lo ama) e la kusturiciana Belgrado. Il regista dichiarava sul compianto campione: "Sono un idealista. Per me Maradona sarà sempre più grande dell'effetto che le droghe hanno avuto su di lui. È un artista. Essere un artista significa andare al di là dei propri limiti. Questo non ha nulla a che vedere con questa società che ti mette su un piedistallo per poterti poi distruggere e seppellirti". È forse da queste frasi che si può comprendere il motivo di un'amicizia in cui l'uno in qualche misura si riconosce nell'altro trasformando così il documentario in una reciproca attestazione di rispetto e ammirazione.
Ultimo aggiornamento: 20/04/2021 01:51