Arte e spettacoli, Ricordi

Addio a un attore Nastro d'Argento

di Angelo Cannella

È morto ad 81 anni nella sua Bologna, dove era nato il 9 dicembre del 1940 Gianni Cavina, grande attore del cinema italiano.
Comincia la sua carriera da caratterista comico, ma riesce a staccarsi da quella maschera e dimostrare tutto il talento drammatico. Amico fraterno di Pupi Avati, ha preso parte alla maggior parte dei suoi film, costruendo passo dopo passo un sodalizio artistico straordinario.
Si forma come interprete teatrale al Teatro Stabile di Bologna, ed esordisce al cinema in "Flashback" (1968) di Raffaele Andreassi ma è l'incontro con il concittadino Pupi Avati a dare il via ad una fortunata collaborazione artistica; lo vediamo nell'horror "Thomas - Gli indemoniati "(1970), nel fantasy "Balsamus", l'uomo di Satana (1970) e successivamente anche in "La mazurka del barone della santa e del fico fiorone" (1975), di cui è anche sceneggiatore, oltre che attore protagonista al fianco di Paolo Villaggio e Ugo Tognazzi.
Inseparabile collaboratore di Pupi Avati, scrive con il regista la sceneggiatura di "Bordella" (1976), racconto delle avventure erotiche all'interno di una casa del piacere riservata alle donne, e assieme a Maurizio Costanzo e il fratello di Avati "La casa dalle finestre che ridono" (1976), horror onirico incentrato sulla caccia all'assassino condotta da un giovane restauratore. L'amicizia artistica prosegue poi con" Tutti defunti... tranne i morti "(1977), dove Cavina recita al fianco di Carlo Delle Piane e Francesca Marciano, e con "Le strelle nel fosso" (1978) dove ritrova il collega Lino Capolicchio.
Specializzato in ruoli tragicomici da caratterista, nel 1978 decide di confrontarsi con il genere, per lui nuovo, del biopic storico e diventa così protagonista assoluto di "Atsalut päder" dove interpreta l'anticonformista padre Lino da Parma dei Frati Minori, personaggio buono e generoso che combattè contro la povertà trasformandosi in simbolo della più autentica carità evangelica nelle campagne parmensi del primo Novecento. L'anno dopo si ritrova bloccato in autostrada nel film" L'ingorgo - Una storia impossibile" (1979) di Luigi Comencini, dove recita con grandi attori degli anni d'oro del cinema italiano, Tognazzi, Mastroianni e Sordi. Di qualità anche i lavori successivi: è nel cast de" Il turno" (1981) di Tonino Cervi, della commedia" Per favore occupati di Amelia" (1981), del successo di pubblico" La locandiera" (1981) di Paolo Cavara e della commedia sexy con Lino Banfi ed Edwige Fenech "Cornetti alla crema" (1981) di Sergio Martino.
Ritorna a lavorare con Avati in" Dancing Paradise" (1982) e nella favola di Mozart in "Italia Noi tre" (1984), dopodichè si apre nuovamente all'esperienza televisiva per recitare in "La bella Otero" (1984)," L'albero dei diamanti "(1984) e "Casa di bambola "(1986).
Nel 1986 è uno dei provincialotti giocatori di poker di "Regalo di Natale" diretto da Pupi Avati, dove si riflette sulle frustrazioni del passato e si spera per un avvenire più fortunato. Il film riscuote un discreto successo e Cavina diventa molto popolare, grazie anche alle numerose incursioni televisive che continuano costantemente ad arricchire la sua filmografia fino all'inizio degli anni Novanta.
Al cinema lo vediamo in" L'ispettore Sarti "(1991), nella commedia "Non chiamarmi Omar" (1992) di Sergio Staino e in "Festival"(1996) di Pupi Avati, per il quale vince il Nastro d'Argento come migliore attore non protagonista.
Nel 1997 è in" Porzus" di Renzo Martinelli, seguito da "Omega Doom" (1998) e "Il più lungo giorno" (1998) di Roberto Riviello. Conclude il decennio con uno dei più interessanti lavori di Pupi Avati, "La via degli angeli "(1999), godurioso insieme di ritratti di provincia che, tra il grottesco e l'elegiaco, delinea la grazia della vita ai margini.
Il nuovo secolo inaugura un periodo cinematografico meno ricco di offerte ma tutte sostanziose e di qualità. Nel 2001 compare in" Sole negli occhi "di Andrea Porporati, nel film tv" L'inganno" (2003), poi viene richiamato dall'amico Avati per la rimpatriata di "La rivincita di Natale" (2004), dov'è nuovamente Ugo, conduttore televisivo invecchiato di diciotto anni. Offre una grande interpretazione sofferta in" Il regista di matrimoni" (2006) di Marco Bellocchio, dov'è lo Smamma, simbolo della tragedia di un uomo ridicolo che si finge morto per vincere almeno un David di Michelangelo.
Dopo una piccola parte in "Baciami piccina" (2006) di Roberto Cimpanelli, ritorna in gran forma tra "Gli amici del Bar Margherita" (2009) di Pupi Avati, ambientato a Bologna negli anni Cinquanta. Nel 2010 e nel 2011 è ancora diretto da Avati nel drammatico "Una sconfinata giovinezza" e nel romantico "Il cuore grande delle ragazze" e sempre a Pupi Avati, amico di una vita, è legata la sua ultima apparizione al cinema, ne" Il signor Diavolo", del 2019. 

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Ultimo aggiornamento: 09/12/2022 22:30