Salute

Covid-19, comportamenti e regole base per uscirne insieme

di Redazione web

Alla redazione de “il ponte” sono arrivate lettere e messaggi che lamentavano la generale confusione rispetto ai contagi e cosa fare se qualcuno con cui siamo stati in contatto, con cui lavoriamo o con cui i nostri bambini vanno a scuola risulti positivo. La regola vorrebbe che contattassimo il nostro medico di base o il distretto sanitario, ma anche qui le informazioni non sembrano essere univoche, probabilmente per il sovraccarico che il sistema sanitario sta ormai patendo. Abbiamo allora interpellato il dott. Paolo Lubrano, medico pediatra del Distretto di Codroipo nonché segretario della Federazione Italiana Medici Pediatri di Udine, e gli abbiamo posto alcune domande a beneficio di tutti.

Dott. Lubrano, cosa dobbiamo fare se un amico, un collega, un conoscente che abbiamo incontrato di recente ci comunica di essere risultato “positivo” al Covid-19 e che, suo malgrado, potrebbe averci contagiato?
Dipende in parte dal tipo di contatto: se si è trattato di un incontro di qualche minuto, con mascherina, mantenendo le distanze di sicurezza e all’aperto, probabilmente non serve fare nulla. Se invece il contatto si è prolungato oltre i 10-15 minuti, oppure è avvenuto senza mascherina o senza mantenere le distanze di sicurezza (in questo caso si parla di “contatto stretto”) allora sarebbe bene autoisolarsi, in attesa della comunicazione del Dipartimento di Prevenzione che, in questi casi, prescrive la quarantena. Se entro 6-7 giorni si sviluppano i sintomi tipici del Covid: febbre, tosse, dolori muscolari, affaticamento, mal di testa, diarrea, perdita dell’olfatto e del gusto, si deve contattare subito il medico di base o il pediatra per i bambini che prescriverà il tampone. È importante non andare direttamente dal medico o in Pronto Soccorso, ma, in caso di sintomi, si deve telefonare al medico curante o al 112, se la sintomatologia è importante. In questo periodo difficile può capitare che ci sia qualche ritardo tra l’esposizione ad un positivo e la chiamata da parte del Dipartimento di Prevenzione, a causa del sovraccarico di lavoro. In questo caso pur non essendoci una disposizione in merito, è bene rimanere isolati anche e soprattutto da familiari e amici con situazioni di rischio. 

È bene che si autoisoli solo il soggetto che è venuto in contatto con il positivo o tutta la famiglia?
Deve isolarsi solo chi ha avuto un contatto stretto o chi ha sintomi sospetti, se possibile autoisolandosi anche dai suoi conviventi. I contatti di contatti non sono soggetti a restrizioni, ma come tutti devono continuare ad osservare le misure precauzionali di mascherina e distanziamento. Se non si ha avuto un contatto stretto con un positivo e non si hanno sintomi sospetti, chi va a scuola continua ad andare a scuola, chi lavora continua a lavorare. Esiste però un’eccezione, anche in questo caso dettata non dalla legge ma dal buon senso: sono i bambini che vanno a scuola materna e al nido e che non usano le mascherine e dove è più difficile mantenere un distanziamento. Questi bambini sarebbe bene rimanessero a casa fino a chiarimento della situazione del contatto (tampone negativo). Chiaramente, appena un soggetto sviluppa dei sintomi da Covid-19, è bene che tutti i familiari si mettano in quarantena perché potrebbero essere stati già contagiati. Questo vale soprattutto per adolescenti e adulti che in caso di sintomi sospetti hanno molte probabilità di avere Covid-19, mentre i bambini hanno molte più probabilità di avere una banale patologia stagionale.

Il tampone viene prescritto sempre quando ho un contatto stretto?
No. Le indicazioni ministeriali dicono che chi rimane asintomatico deve rimanere in quarantena per dieci giorni con un tampone (anche rapido) negativo in decima giornata, oppure per 14 giorni, e, in questo caso, non è richiesto il tampone. Chi ha sintomi deve fare il tampone subito e, a guarigione, per certificare la negatività. Se rimaniamo asintomatici ma vogliamo comunque fare un tampone, anche rivolgendoci ad un centro privato, ricordiamoci di andare non subito ma dopo 6-7 giorni dal contatto, perché prima potremmo avere un risultato falsamente negativo.

Ma non dovrebbero essere le autorità sanitarie a tracciare i contatti dei positivi e contattare immediatamente coloro che devono andare in quarantena?
In un mondo ideale sì, ma, come ho già detto prima, a causa dell’enorme mole di lavoro dovuta ai tanti contagiati e sospetti tale, il sistema dei tracciamenti sta andando a rilento. Pertanto, è fondamentale che la popolazione tutta prenda delle precauzioni di buon senso, per evitare di creare una catena di contagi infinita e di portare il sistema al collasso.

E la precauzione principale è quella di autoisolarsi se si sospetta di essere stati contagiati?
Sì, ma non solo. Ci sono le 3 regole base: 1) indossare la mascherina sempre quando si è in presenza di persone non conviventi; 2) mantenere il distanziamento di almeno un metro dai non conviventi; e 3) igienizzarsi le mani spesso, lavandole con acqua calda e sapone o con soluzioni alcooliche. Poi bisognerebbe evitare tutta una serie di comportamenti rischiosi che vengono messi in atto perché la gente non è pienamente consapevole della loro pericolosità. Penso ai pranzi tra colleghi, alle riunioni di condominio, per non parlare poi degli aperitivi tra amici e di altri assembramenti che dovremmo invece limitare al minimo indispensabile per il nostro bene, per quello dei nostri cari e della collettività in generale. Per assembramenti non si intendono solo grandi gruppi, ma bastano tre, quattro persone che non rispettano le distanze di sicurezza e abbassano la mascherina. Le riunioni devono essere fatte online, chi può deve lavorare da remoto o facendo turni rispetto ai colleghi. Se proprio bisogna incontrarsi meglio all’aperto o in luoghi areati, sicuramente con mascherina e mantenendo le distanze di sicurezza. Se vogliamo uscirne, questa è l’unica via.
Ultimo aggiornamento: 28/11/2020 13:52