Economia

Conseguenze economiche dell'emergenza sanitaria

di V.G.

Proponiamo un'analisi sulle conseguenze economiche del Coronavirus in Italia, in Europa e nel mondo attraverso le interviste di Draghi e di Smaghi.
La pandemia del Coronavirus ha fatto emergere un problema principale che riguarda giustamente la salute. Ma accanto a questo, c’è un’altra questione rilevante attinente le pesanti ricadute economiche. Per quanto mi riguarda vorrei discutere di questo ricorrendo a due interviste ad eminenti personalità che ci possono aiutare a comprendere. Una è quella di Mario Draghi fino a poco tempo fa governatore della BCE e l’altra a Lorenzo Bini Smaghi già membro del comitato esecutivo della stessa. Andiamo per ordine. Le dichiarazioni di Draghi sono emerse in un lungo editoriale pubblicato sul Financial Times. “Il coronavirus” ha dichiarato l’ex governatore “potrà essere combattuto soltanto con uno sforzo coordinato tra Paesi europei e con un aumento del debito pubblico degli stessi. Questo perché “il rischio sarà il passaggio da una fase di recessione a una fase di profonda e prolungata depressione. Da qui la necessità di agire in maniera tempestiva, ma soprattutto vigorosa. Dovranno essere i singoli governi, a farsi carico sia parzialmente che totalmente delle perdite causate dalla pandemia sul settore privato. Livelli di debito pubblico più alti diventeranno una caratteristica permanente delle nostre economie che sarà accompagnata da una cancellazione del debito privato.” La ricetta di Mario Draghi è chiara: in questo momento, non bisognerà solo limitarsi a offrire soluzioni quali i redditi di base a chi ha preso il lavoro, ma bisognerà lottare proprio per evitare questo scenario. La pandemia dovrà essere affrontata come una guerra. “Lo shock che ci troviamo ad affrontare non è ciclico. La perdita di reddito non è colpa di chi la soffre. Il costo dell’esitazione potrebbe essere irreversibile. La memoria delle sofferenze degli europei negli anni 1920 è un ammonimento”. Passando a Lorenzo Bini Smaghi, lo stesso afferma: “Il sommarsi di chiusure di fabbriche gradualmente in tutta Europa porterà a un impatto negativo in tempi diversi su tutti i Paesi. Inoltre, la Cina sicuramente si trova in posizione avanzata nel tempo rispetto alla possibilità di riaprire le fabbriche e di ripartire con il commercio. Il problema è però che gran parte del suo mercato si trova in Occidente. Dunque, riaprono le fabbriche rimettendosi a produrre proprio quando l’Occidente è in frenata e i consumi si riducono”. Tornando all’Italia “non va dimenticato che l’aiuto da Bruxelles, riguarda i nostri soldi, le nostre tasse future, che ci sarà concesso di anticipare indebitandoci sui mercati per poter intervenire subito a sostegno dell’economia. Alla fine, dovremo andare a emettere titoli di Stato sul mercato, dobbiamo venderli a investitori – in parte italiani – che un giorno dovranno vendere tali titoli e utilizzare i proventi per le loro pensioni. Dunque, è importante che lo Stato come debitore rimanga molto credibile.”
Non c’è molto da aggiungere se non che mai come adesso, o l’Europa riscopre la propria forte identità politica, in grado di sviluppare un’autentica solidarietà tra i propri componenti o cessa di esistere con tutte le disastrose conseguenze. Speriamo che l’attuale sua classe dirigente, alle volte inadeguata, possa trovare un sussulto di orgoglio e di lungimiranza, guardando soprattutto al bene delle future generazioni.

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Ultimo aggiornamento: 27/10/2020 10:14