Una recente ricerca condotta da Libreriamo, il principale media digitale dedicato ai consumatori di cultura, evidenzia come l'intelligenza artificiale generativa si dimostri affidabile nella grammatica, ma presenti ancora significativi limiti quando viene impiegata per trattare argomenti culturali, letterari e filosofici. Lo studio, basato sull'analisi di circa 1.500 interazioni con i principali sistemi di IA, rileva infatti che solo il 38% delle risposte risulta pienamente corretto e verificabile, mentre il 44% è costituito da contenuti plausibili ma non confermati dalle fonti e il 18-19% contiene errori evidenti o attribuzioni false. L'indagine ha preso in esame la veridicità dei contenuti prodotti dall’AI in risposta alle ricerche culturali degli utenti in sette ambiti, tra cui letteratura, poesia, filosofia, opere d'arte e citazioni d'autore. I risultati mostrano come l'intelligenza artificiale tenda spesso a ricostruire il pensiero di scrittori e filosofi con affermazioni credibili nella forma, ma non sempre fedeli ai testi originali. Secondo gli autori della ricerca, il rischio maggiore non è rappresentato dagli errori palesi, bensì dalla diffusione di contenuti apparentemente corretti che finiscono per essere considerati autentici. Per questo Libreriamo ha elaborato un decalogo per un utilizzo consapevole dell'intelligenza artificiale in ambito culturale, educativo e divulgativo.
Non sostituire il pensiero: L’intelligenza artificiale non deve sostituire il ragionamento, ma supportarlo. Le risposte che fornisce sono punti di partenza, non conclusioni.
Verificare sempre le fonti: Un contenuto è attendibile solo se riconducibile a un testo, a un autore e a un contesto preciso. Senza verifica, non c’è conoscenza.
Distinguere tra plausibile e autentico: Non tutto ciò che appare coerente è vero. La plausibilità è una forma di credibilità, non una garanzia di autenticità.
Riconoscere le reinterpretazioni: Molti contenuti sono rielaborazioni di concetti reali. Possono aiutare a comprendere, ma non vanno confusi con testi originali.
Non delegare l’apprendimento: La conoscenza richiede tempo, confronto e costruzione. L’IA può facilitare l’accesso, ma non può sostituire il processo cognitivo.
Usare l’IA per approfondire, non per semplificare: La sintesi è utile, ma non può sostituire la complessità del pensiero e delle opere.
Ricostruire sempre il contesto: Ogni contenuto va inserito nel suo contesto storico, culturale e teorico. Senza contesto, la conoscenza perde significato.
Evitare la standardizzazione culturale: Se vengono proposti sempre gli stessi autori e le stesse interpretazioni, è necessario ampliare lo sguardo e cercare alternative.
Integrare il confronto umano: Libri, docenti e fonti dirette restano fondamentali. L’IA non sostituisce il dialogo e il confronto.
Sviluppare una competenza critica: Comprendere come funziona l’intelligenza artificiale e quali sono i suoi limiti è oggi parte integrante dell’alfabetizzazione culturale.
Quindi il punto della ricerca è che non bisogna spegnere telefonini, tablet e pc, ma ricordarsi di non spegnere il cervello.
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