Camino al Tagliamento

Fine vita, tra permettere la morte naturale e assistere il suicidio

di Silvia Iacuzzi

Interessante e attuale incontro organizzato dall'Associazione culturale "Il Varmo" in Sala consiliare a Camino al Tagliamento sul fine vita, le diverse opzioni disponibili in Italia e i vuoti legislativi.
A discuterne Raffaella Barbieri, referente friulana per l'Associazione Luca Coscioni che prome l'autodeterminazione delle persone perchè possano decidere come e quando terminare la propria vita, e Don Franco Gismano, Direttore dello Studio Teologico Interdiocesano, che ritiene che le persone possano scegliere ma non possano essere aiutate a morire perchè eticamente non corretto e contro natura; piuttosto dovrebbero essere lasciate morire naturalmente assistendole con cure palliative. Posizioni che accettano entrambe la c.d. legge sul fine vita (Legge n. 219 del 2017) per riconoscere ad una persona il diritto di rifiutare o interrompere qualsiasi trattamento sanitario, anche se necessario alla propria sopravvivenza, compresi i trattamenti di idratazione e nutrizione artificiale, ma che si pongono in modo diverso rispetto alla sentenza 242 del 2019 della Corte Costituzionale che sancisce la non punibilità dell'aiuto al suicidio in casi in cui il soggetto agevolato si identifichi in una persona (a) affetta da patologia irreversibile e (b) fonte di sofferenze fisiche o psicologiche assolutamente intollerabili (c) tenuta in vita a mezzo di trattamenti di sostegno vitale ma (d) capace di prendere decisioni libere e consapevoli. La Corte fa riferimento agli articoli 2 e 13, primo comma, della Costituzione, i quali, sancendo il principio personalistico, che pone l'uomo e non lo Stato, al centro della vita sociale, e quello di inviolabilità della libertà personale, riconoscerebbero la libertà della persona di autodeterminarsi anche in ordine alla fine della propria esistenza, scegliendo quando e come essa debba avere luogo, come ricordato dall'avvocato Cristina Rainis. Anche la Corte europea dei diritti dell'uomo, ha sancito come l'individuo abbia il diritto di decidere con quali mezzi e a che punto la propria vita possa finire e che l'intervento repressivo degli Stati in questo campo possa avere soltanto la finalità di evitare rischi di indebita influenza nei confronti di soggetti particolarmente vulnerabili. Eppure Don Franco ha posto da un lato il dubbio che la persona possa decidere in merito a una vita che ha ricevuto in dono e dall'altro il problema etico di aiutare e quindi procurare la morte di un'altra persona. Il moderatore, Massimo Della Siega, medico, ha fatto notare come lo stesso articolo 17 del Codice deontologico dei medici sia cambiato dopo la sentenza della Corte per permettere ai medici di assistere chi sceglie di porre fine alla propria vita.
Il Sindaco di Camino Nicola Locatelli nel portare i saluti dell'Amministrazione e della cittadinanza si è detto egli stesso non sicuro di quale posizione abbracciare rispetto a un tema delicato e fortemente dibattuto. 
In sala molti hanno ricordato le sofferenze di malati terminali o con patologie irreversibili che hanno scelto o hanno confermato di preferire la morte. Più difficile la questione quando la persona non è più capace di intendere e volere. Per questo e per togliere i familiari dalle difficoltà di dover eventualmente prendere decisioni così drammatiche, Raffaella Barbieri ha consigliato a tutti di depositare presso gli Uffici di Stato Civile del proprio Comune le Disposizioni Anticipate di Trattamento (DAT), comunemente conosciute come "biotestamento" o "testamento biologico". Queste consistono nelle scelte che ogni persona maggiorenne e capace di intendere e di volere può compiere in previsione di un'eventuale futura incapacità di autodeterminarsi. Tali disposizioni concernono le proprie volontà in materia di trattamenti sanitari, nonché il consenso o il rifiuto rispetto ad accertamenti diagnostici o scelte terapeutiche e a singoli trattamenti sanitari. Le DAT devono essere redatte per atto pubblico o per scrittura privata autenticata ovvero anche per scrittura privata consegnata personalmente dal disponente presso l'Ufficio dello Stato civile del Comune di residenza del disponente. Le DAT, inoltre, sono esenti dall'obbligo di registrazione, dall'imposta di bollo e da qualsiasi altro tributo, imposta, diritto e tassa. 
Questo un primo passo per poter rendere note le proprie volontà, assicurarsi che i propri cari dispongano ciò che si sarebbe scelto in condizioni di coscienza, e togliere loro la sofferenza di dover prendere decisioni così importanti per i loro cari. Un suggerimento valido per tutti, comunque la si pensi sul fine vita e una prima via condivisa in un tema così delicato.
Ultimo aggiornamento: 29/02/2024 03:42