24/09/2026
Lavoro
I giovani ridisegnano il mondo del lavoro...
di Mario Passon
I giovani ridisegnano il mondo del lavoro e gli adulti non lo capiscono … dal titolo sembra che non capiscano il mondo del lavoro ma forse non capiscono i giovani perché non comprendono come loro ridisegnano il mondo del lavoro.
Un tema di grande attualità che è stato sviluppato a Pordenonelegge nella sede di Confindustria Alto Adriatico. A dialogare con Daniele Marini, professore di Sociologia dei Processi Economici all’Università degli Studi di Padova, autore del libro “Quello che i giovani non dicono e gli adulti non capiscono” è Giampiero Falasca, avvocato giuslavorista, autore del libro “Sfaticati”. Un dialogo e una riflessione sul lavoro che cambia, guidato da Antonella Silvestrini.
Sui giovani prosperano molti luoghi comuni (choosy, spiaggiati, bamboccioni, fannulloni, gli manca la fame ...) … che non rendono giustizia della diversificazione presente al loro interno, e soprattutto sulle nuove attitudini al lavoro che coinvolgono le nuove generazioni che noi adulti e imprese sembriamo non cogliere appieno.
E’ una rivoluzione che parte da lontano e che il periodo della pandemia ha fatto esplodere: il lavoro perde la sua centralità esclusiva per fare spazio a nuove priorità legate al benessere personale e alla salute.
“E’ rivoluzione –ci spiga Daniele Marini- una rivoluzione silenziosa, almeno per una parte rilevante di loro, una rivoluzione silenziosa dei valori e, soprattutto, riguardo al posto che il lavoro occupa nella loro vita”.
Il lavoro è ancora una dimensione fondamentale, ma si deve abbinare con altri aspetti di valore che sono ritenuti altrettanto importanti: famiglia, salute, amici, tempo libero. Il mondo delle imprese e noi adulti sappiamo interpretare questa ricerca di nuovi equilibri tra la sfera personale e l’impegno lavorativo?
Forse no o poco perchè dice Marini “per comprenderli è necessario dotarsi di strumenti di interpretazione di ciò che i giovani (spesso non) dicono oppure fanno intendere attraverso segnali deboli, poco visibili”. I segnali sono deboli, espressi in modo personale, individuale, non collettivi.
Giampiero Falasca scrive “Sfaticati” per smontare lo stereotipo sui giovani fannulloni. Ma non è così. Le richieste della GenZ, è divisa tra ricerca di benessere e precariato: loro guardano il tempo del lavoro in modo completamente diverso da noi adulti .... oggi nota Marini “al primo posto tra i valori i giovani mettono la famiglia poi la salute, tempo libero, solo al sesto posto il lavoro, nel 1987 il lavoro era al secondo posto dopo la famiglia, ma il fatto più importante è che oggi le gerarchie non sono così nette, c'è molta flessibilità”.
Siamo di fronte ad un grande cambiamento culturale e Falasca invita le aziende a ripensare radicalmente il modello di lavoro per rispondere alle nuove esigenze di vita. Oggi è scomparso il “principio” per cui tanto lavoro tanto avrai come risultato, forse perchè noi adulti abbiamo fatto di tutto per liberarli da questa ossessione, per migliorare la vita … loro non credono nei corpi intermedio, si portano avanti individualmente, sono un caleidoscopio che misura la velocità del cambiamento ... tutto è veloce, tutto è cambiamento.
E allora? trovare ponti di dialogo ... la famiglia è il luogo dell’ascolto e non del giudizio ... dialogare col mondo del lavoro anche durante la scuola … ma se l'Italia crede nel futuro è necessario superare la logica degli stage continui e del precariato ... il futuro è importante ed è necessario prepararlo cari giovani: nel mondo del lavoro ci sono dei doveri ma anche diritti conquistati dalle generazioni precedenti e bisogna imparare a riconoscerli e a richiederli, ma non da soli. E poi da come gira il mondo di oggi dobbiamo esercitare il diritto di avere diritti.