16/05/2026
Codroipo, Libri, Ricordi
Il terremoto del ’76 attraverso gli occhi di un bambino
di Silvia Iacuzzi
Una serata intensa, sospesa tra memoria, emozione e sorrisi, quella ospitata al Teatro Benois De Cecco di Codroipo per la presentazione del nuovo libro di Angelo Floramo, L’estate indiana del ’76. L’incontro, organizzato dal Caffè Letterario Codroipese in collaborazione con il Comune di Codroipo nell’ambito del “Festival Popolare della Ricerca Storica”, è stato anche un’anteprima di “Aspettando La Notte dei Lettori” di Udine.
A dialogare con l’autore è stata Martina Delpiccolo, giornalista, scrittrice e direttrice artistica della rassegna udinese. Tema centrale del festival è “la cura”, declinata nella serata come cura della comunità e della memoria condivisa.
Nel romanzo Floramo torna al terremoto del 1976, vissuto tra San Daniele e Gemona, scegliendo però uno sguardo particolare: il suo, quello di un bambino che non ha ancora dieci anni e attraversa quei giorni drammatici sospeso tra paura e fantasia, dolore e avventura. In mezzo alle macerie, il nonno trasforma una tenda militare per sfollati in un accampamento indiano, inventando per i bambini un mondo parallelo in cui continuare a giocare e a sentirsi vivi.
“Quando ti cade la casa, quando intorno vedi solo distruzione, morte e feriti, le certezze si perdono per sempre”, ha ricordato Floramo durante l’incontro. La sua famiglia viveva infatti all’ultimo piano di una palazzina dichiarata inagibile dopo le scosse del 6 maggio.
Nel racconto il nonno diventa lo sciamano “Aquila Bianca”, mentre il piccolo Angelo, grazie a un copricapo ricevuto a Natale, viene soprannominato “Volpe che corre nell’erba”. Un gioco nato dentro la disgrazia, che diventa però anche strumento per affrontare la paura e ritrovare una dimensione di comunità.
Il 6 maggio 1976 è diventato uno “spartiacque”, non solo per il terremoto ma anche per la fine di un mondo contadino destinato lentamente a scomparire. Eppure, nei ricordi di Floramo, accanto all’orrore rimane viva anche l’energia di “una banda di mocciosi che giocavano”, capaci di trasformare la tragedia in immaginazione.
La serata ha alternato momenti commossi a passaggi ironici e divertenti, con il pubblico spesso coinvolto nei racconti vivaci delle avventure dei bambini nelle tendopoli. Un continuo oscillare, proprio come il libro, dal dolore al sorriso, tra passato e presente, memoria e vita quotidiana.