02/06/2026
Ricordi
Ottant’anni di Repubblica, la scelta che cambiò l’Italia
di Paolo Di Biase
Oggi celebriamo gli ottant’anni della Repubblica italiana, traguardo che rappresenta il riconoscimento di un lungo percorso collettivo costruito giorno dopo giorno attraverso la partecipazione, l’impegno civile e la fiducia nelle istituzioni democratiche. Una ricorrenza che riporta alla memoria il referendum del 2 giugno 1946, una data destinata a segnare per sempre la storia del nostro Paese.
In quella giornata gli italiani furono chiamati a scegliere la forma dello Stato. La partecipazione fu straordinaria e, per la prima volta, anche le donne poterono esercitare il diritto di voto. Fu un momento di profonda trasformazione democratica. Fuori dai seggi affollati apparvero immagini destinate a entrare nella memoria collettiva: donne con la scheda elettorale tra le mani, le stesse che durante i cinque anni della guerra avevano sostenuto le famiglie, lavorato senza sosta, affrontato privazioni, cresciuto i figli e, in molti casi, contribuito alla lotta di Liberazione.
Gli aventi diritto erano circa 28 milioni; alle urne si presentarono quasi 25 milioni di cittadini, pari all’89,08% del corpo elettorale. Oltre 12 milioni furono le donne che votarono, con un’affluenza vicina al 90%. La Repubblica prevalse sulla Monarchia con il 54% dei consensi contro il 45%, registrando un vantaggio di circa due milioni di voti. A Bolzano, Trieste e Gorizia non si votò, poiché quei territori non erano stati ancora restituiti all’Italia.
Il referendum non servì soltanto a decidere il futuro assetto istituzionale del Paese. Nello stesso giorno furono eletti i 556 membri dell’Assemblea Costituente, incaricata di redigere la nuova Costituzione. Tra loro sedevano 21 donne, protagoniste di una presenza femminile senza precedenti nella vita pubblica nazionale. Quattordici erano laureate, molte svolgevano attività professionali e diverse provenivano dal mondo della scuola. Le loro storie e le loro competenze rappresentavano un’Italia plurale, pronta a partecipare alla costruzione della nuova democrazia.
La Repubblica non nacque dal nulla. Come ricordò Piero Calamandrei, la Costituzione fu scritta “sentendo le grandi voci lontane”, raccogliendo l’eredità ideale e culturale dei grandi protagonisti della storia italiana, da Cesare Beccaria a Giuseppe Mazzini. Già nel 1945 era stato istituito il Ministero per la Costituente, che avviò un ampio lavoro preparatorio: furono analizzati i principali problemi economici, finanziari e sociali del Paese, studiate le esperienze costituzionali straniere e promossa un’intensa attività di informazione e coinvolgimento dell’opinione pubblica.
Guardando oggi alla Costituzione, torna attuale una riflessione del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella: «L’Italia repubblicana è una storia di successo nel mondo». In questa storia trovano posto alcune delle conquiste più significative della nostra vicenda nazionale: il primo voto alle donne, il miracolo economico degli anni Cinquanta e Sessanta, la riforma agraria, il Piano Casa, il Servizio sanitario nazionale, l’estensione delle tutele previdenziali e fondamentali diritti sociali come lo Statuto dei lavoratori.
La lungimiranza dei Costituenti fu quella di concepire una Carta capace di accompagnare il cambiamento senza rinunciare ai propri valori fondanti. La sua forza, ancora oggi, risiede nella coesione sociale, che Mattarella ha definito «il bene più prezioso». In una democrazia è naturale confrontarsi e persino dividersi; ciò che conta è saper ritrovare unità e responsabilità condivisa quando sono in gioco i principi fondamentali della convivenza civile e il futuro della comunità nazionale.