08/10/2026
Codroipo, Libri
Presentato il volume storico di Banelli "Napoleone a Codroipo"
di Pierina Gallina
Cosa accadde a Codroipo durante i primi mesi del 1797, quando arrivarono le truppe francesi e Napoleone?
A raccontarlo, dalla parte di chi quegli avvenimenti li visse e li subì, è Mario Banelli nel volume “Napoleone a Codroipo”, presentato nella Sala Nuova della parrocchia nell’ambito dei “Pomeriggi in archivio”, davanti a un folto e attento pubblico.
Banelli ha riportato alla luce la voce della gente in lettere inedite, scritte tra febbraio e giugno 1797 da persone di Codroipo e inviate a Venezia, in particolare ai fratelli Tiritelli. Documenti nei quali affiorano paura, violenze, perquisizioni e saccheggi.
«Portano via tutto», scriveva chi assisteva all’arrivo dei francesi.
La grande storia entrava nelle case, nelle stalle e nei granai, lasciando la popolazione senza beni e persino senza galline.
La professoressa Liliana Cargnelutti ha definito l’età napoleonica «l’altra faccia della luna».
Napoleone cambiò la storia europea, ma cosa significò quel cambiamento per le persone comuni? Le lettere studiate da Banelli permettono di osservare proprio la distanza tra le esigenze politiche e militari e la popolazione costretta a subirne le conseguenze.
«Nella storia deve esistere anche l’umanità», ha sintetizzato Cargnelutti.
A guidare il dialogo con l’autore è stato Luca De Clara, partendo dal fatto che la Sala Nuova si trova sopra l’archivio parrocchiale, dal quale proviene parte del prezioso materiale utilizzato nella ricerca.
Le domande hanno condotto il pubblico dentro la Codroipo di fine Settecento, fino alla battaglia del Tagliamento e al discusso numero dei suoi caduti.
Banelli ha ricostruito un paese che nel Settecento contava circa 1.500 abitanti, con quattro porte che venivano chiuse la sera, tessitori carnici, immigrati, notai e famiglie influenti.
Una piccola comunità attraversata da fermenti e tensioni, improvvisamente investita nel 1797 dal passaggio degli eserciti.
Fra le carte emerge anche una lettera di monsignor Gatti indirizzata direttamente a Napoleone. Con linguaggio diplomatico ricordava l’accoglienza riservata ai francesi e chiedeva attenzione per una popolazione duramente provata.
Particolare interesse ha suscitato il “giallo” della battaglia del Tagliamento. Quanti furono realmente i morti?
Banelli ha confrontato dati e studi differenti con le testimonianze dell’epoca, cercando di fare chiarezza tra cifre tramandate, racconti e documenti. Una delle lettere riferisce che ci furono solo tre morti. Pochi rispetto alle migliaia di caduti indicate da altre ricostruzioni.
Il sindaco Guido Nardini ha espresso il ringraziamento della comunità a Banelli per un lavoro capace di recuperare e valorizzare una parte importante della memoria locale.
Lo stesso autore ha ricordato come dietro ogni ricerca ci sia una motivazione personale: nel suo caso il ritorno a una passione per la storia nata grazie a don Vito Zoratti.
A chiudere l’incontro don Ivan, che ha definito l’archivio della Pieve un vero «filone aurifero» sempre pronto a parlare e a lasciare preziose tracce per il futuro.