11/09/2026
Codroipo
Sotto la pioggia il bentornato ai Lancieri di Novara
di Pierina Gallina
Un Giove Pluvio particolarmente convinto ha accompagnato questa mattina, 10 settembre, a Villa Manin, il rientro ufficiale dei militari del Reggimento Lancieri di Novara di Codroipo dalla missione internazionale NATO KFOR in Kosovo. Ma sotto l’acqua, tra uniformi, stendardi e autorità, c’era soprattutto la voglia di dire una cosa semplice: bentornati a casa.
Dopo la sfilata, ad accogliere i militari è stata la Marcia del principe Eugenio, una delle musiche più legate alla tradizione della cavalleria. Poi l’Inno d’Italia e militari, autorità e cittadini con la mano sul cuore, in un momento di particolare intensità. Un momento solenne per Codroipo, che con i Lancieri di Novara ha costruito negli anni un rapporto stretto, fatto di storia, presenza e appartenenza, da 79 anni.
Il contingente italiano è stato impegnato in Kosovo dal 29 gennaio al 27 luglio, nell’ambito della missione internazionale che coinvolge militari di dieci Paesi. I Lancieri di Novara hanno svolto attività di ricerca informativa e ricognizione, contribuendo alla sicurezza della popolazione e alla stabilità dell’area. Un lavoro quotidiano spesso lontano dai riflettori, ma proprio per questo, è stato ricordato durante la cerimonia, a rischio di essere dimenticato.
A rappresentare il territorio c’erano il sindaco di Codroipo Guido Nardini, gli amministratori di Sedegliano e Bertiolo, il presidente del Consiglio regionale Mauro Bordin, insieme alle rappresentanze militari, al parroco, alle associazioni e alla cittadinanza.
«È un onore salutarvi a nome di Codroipo, Sedegliano e Bertiolo», ha detto Nardini rivolgendosi ai militari. «Oggi celebriamo il vostro rientro e vi diamo il bentornato dopo essere stati impegnati a supporto di una missione al servizio della stabilità in Kosovo».
Il sindaco ha richiamato il senso di quella presenza italiana nei Balcani, in una fase storica nella quale il rischio è perdere la memoria di periodi ancora recenti e turbolenti. Difendere il diritto internazionale, è stato il senso del suo intervento, significa anche difendere il senso di appartenenza a una comunità. E Codroipo, ha sottolineato, quel senso di appartenenza lo sente particolarmente nei confronti dei suoi Lancieri.
Un legame che affonda le radici nella storia del reggimento, che si appresta a raggiungere i due secoli di vita: sono 198 gli anni di storia dei Lancieri di Novara.
Poi la parola è passata al comandante del reggimento, il colonnello Federico Mora. «È un giorno di festa», ha esordito, ringraziando le autorità civili e militari, i sindaci, il parroco, il mondo dell’associazionismo e la cittadinanza. Ma soprattutto le famiglie dei militari, che hanno seguito da casa i mesi della missione.
Mora ha ricordato il lavoro del contingente italiano, inserito in un dispositivo multinazionale. «Siamo stati fortunati ad avere accanto uomini e donne che hanno saputo creare sinergia», ha detto. E il ringraziamento più importante è stato rivolto proprio ai militari: «Il grazie più grande è per voi».
A fare da sfondo alle parole del comandante, lo stendardo del reggimento, quello che ha sventolato anche nei Balcani. Un simbolo della continuità di una storia militare che dai campi di battaglia di ieri arriva fino alle missioni internazionali di oggi.
Anche il generale di brigata Marco Nasi, 64° comandante della 123° Brigata corazzata Ariete, ha ringraziato i militari per il lavoro svolto. Una missione «un po’ dimenticata», ma necessaria, perché la sicurezza e la stabilità internazionale passano anche attraverso la presenza quotidiana di uomini e donne in uniforme.
La missione in Kosovo è terminata. Per i Lancieri di Novara è tempo di tornare alla normalità della caserma e agli impegni futuri. Per Codroipo, invece, quella di oggi è stata soprattutto l’occasione per riabbracciare idealmente i propri militari.
La pioggia ha bagnato le uniformi, ma non ha rovinato la festa. E quando la parte ufficiale si è conclusa, sotto i portici di Villa Manin è arrivata la musica della Fanfara dei Bersaglieri, ultimo omaggio a chi, per sei mesi, casa l’ha avuta a migliaia di chilometri di distanza.