Economia, Lavoro

Storie di dati: come è cambiato il lavoro in cent'anni

di Mario Passon

Quest’anno la statistica ufficiale italiana compie cento anni. L’ISTAT dedicata a questo Centenario “Storie di dati: le trasformazioni dell’Italia”, storie che raccontano le trasformazioni demografiche, sociali, economiche e ambientali del nostro Paese attraverso un secolo di statistiche.
Come redazione de "Il Ponte" prendiamo spunto da questi racconti e li estendiamo alla provincia di Udine e al nostro Medio Friuli.
Oggi parliamo di lavoro “I cambiamenti del lavoro, tra progressi e ritardi”.
In cento anni la partecipazione al lavoro e soprattutto le sue condizioni hanno subìto cambiamenti profondi. Per esempio le professioni: i Bollettini della Camera di Commercio di Udine, del 1951 e 1952, pubblicarono una serie di articoli a firma Chino Ermacora, sul lavoro friulano tradizionale: gli sportai e cestai, i coltellinai, i carpentieri, i casari, i setaioli, i sedoneri, i seggiolai. Il Censimento del 1961 ci dice che in Friuli lavoravano bottai, cassai, cappellai e berrettai, nella stazione ferroviaria di Udine i facchini, in provincia di Udine c’erano 874 sagrestani, in edilizia quasi 17mila manovali edili e sterratori, 65 mila icoltivatori agricoli generici.
Negli anni sessanta si realizza anche in Friuli il passaggio a un’economia industriale: nel 1971 l’industria occupa il 44% dell’occupazione complessiva. Un periodo che l’Istat intitola “dalla campagna alla fabbrica” ma che forse è meglio rappresentato dalla parola “metalmezzadro”, termine in uso in quegli anni: cioè il lavoratore che unisce l’occupazione in fabbrica (in genere come operaio metalmeccanico) a quello nei campi (come contadino). Figura molto diffisa anche in Friuli.
Primo Levi nel romanzo “La chiave a stella” ci racconta di questa trasformazione industriale in Italia, ma Primo Levi fa anche un discorso positivo sul lavoro e sull’amore al lavoro … “io in quel lavoro ci ho messo l’anima. Ma io l’anima ce la metto in tutti i lavori, anche nei più balordi ...” fa dire al protagonista del romanzo, Faussone un operaio specializzato che lascia il lavoro della catena di montaggio alla Lancia e gira il mondo come montatore di gru, ponti sospesi, impianti petroliferi, strutture metalliche.
A partire dagli anni ‘80 decolla l’occupazione terziaria: commercio, trasporti e magazzinaggio, credito e soprattutto Pubblica Amministrazione. Anche il termine che rappresentava questo insieme di comparti economici cambia: da Altre Attività a Terziario, oggi li chiamiamo Servizi e danno lavori al 70% degli occupati, 25/27% nell’industria e appena il 3/4% in agricoltura.
Gli occupati sono sempre più istruiti: l’evoluzione dell’economia si accompagna all’aumento del livello di istruzione della popolazione. Negli anni ‘70 otto lavoratori su 10 avevano al più la licenza media e i laureati erano appena il 4%; oggi gli occupati con bassa istruzione sono il 26% del totale, come i laureati.
La scuola ha un ruolo un importante per l’economia: “il migliore investimento - scrive Piero Angela nel libro “Quark economia” -è l’istruzione … andare verso il futuro è come entrare in una terra ancora non esplorata … si sa che bisogna essere pronti ad ogni evenienza. La scuola ci allena a rispondere a questi stimoli ambientali, ci rende capaci di adattarsi e di affrontare in modo corretto problemi e imprevisti”.
Breve riassunto leggi in materia di lavoro:
a) nel 1970 lo Statuto dei lavoratori (legge n. 300).
B) la flessibilizzazione delle condizioni occupazionali hanno invece contribuito il pacchetto Treu (1997), la legge Biagi (2003) e il Jobs Act (2015).
c) infine la riforma Fornero del 2011 che inasprisce i requisiti per accedere alla pensione anticipata e velocizza il passaggio al sistema contributivo, già introdotto con la riforma Dini del 1995.

Puntate precedenti di Storie di dati:
I Consumi cambiano insieme al Paese pubblicato il 9 luglio 2026
La salute pubblicato il 29 luglio 2026
 

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Ultimo aggiornamento: 17/08/2026 10:00