L’inflazione comunicata dal Servizio Statistica del Comune di Udine, relativa al mese di marzo ci porta a parlare dei prezzi dei carburanti: per Udine l’inflazione complessiva di marzo è di +1,1% in un mese (che è tanto), ma +3,2% nei trasporti. Se andiamo nel dettaglio di questa divisione troviamo un +8,2% (in un mese) per la classe “Carburanti e lubrificanti per mezzi personali di trasporto”. Ce ne siamo accorti quando facciamo rifornimento: in particolare il gasolio. Il Ministero dell'ambiente e della sicurezza energetica ci aiuta a capire l’andamento dei prezzi dei carburanti. Al fine aprile i prezzi medi in Italia del gasolio auto era di 2,114 euro al litro, quello della benzina di 1,762 euro al litro. Il prezzo della benzina si è senza dubbio alzato in questo ultimo mese ma il rialzo, pur sensibile, resta contenuto se pensiamo che a febbraio 2025 (un anno fa) pagavamo la benzina 1,824 euro al litro e due anni fa (aprile 2024) 1,920 euro al litro. E’ il prezzo del gasolio auto, quello per riscaldamento e per autotrazione che è cresciuto molto e determina questi valori dell’inflazione. Da metà marzo siamo costantemente sopra i 2 euro al litro per il gasolio auto: all’inizio dell’anno un “pieno di 50 litri” costava 83 oggi 105 euro (senza tessera regionale e riduzioni temporanee di accise) ). Col gasolio si muove l’economia: è il carburante che serve all’agricoltura, per diversi usi industriali e soprattutto per i trasporti. Gli effetti sul costo della vita sono evidenti. Questa inflazione è diversa dalle precedenti: per anni abbiamo avuto liquidità abbondante e l’inflazione non c’era, poi è arrivata la fiammata dei prezzi del gas, e i costi delle imprese, ora parliamo di heatflation (l'inflazione causata dalle alte temperature e dagli eventi climatici estremi) e in questo momento della guerra in Medio Oriente e del blocco nello stretto di Hormuz. Già ora le economie dell’Asia-Pacifico, che negli ultimi decenni hanno trainato l’economia mondiale, risentono in maniera pesante della guerra in Iran e dalle conseguenti strozzature energetiche (crisi che alcuni paragonano a quella della pandemia di Covid-19). Il New York Times descrive in un articolo questa crisi: “voli cancellati, prezzi dei generi alimentari alle stelle, interruzioni della produzione, ritardi nelle spedizioni e scaffali vuoti per prodotti un tempo considerati facili e veloci da reperire in tutto il mondo: sacchetti di plastica, noodles istantanei, vaccini, siringhe, rossetti, microchip e abbigliamento sportivo”. Un quadro decisamente negativo, quello descritto dal New York Times che potrebbe evolvere verso disordini e conseguenti recessioni”. Certamente la guerra in Iran riapre il tema della dipendenza dell’economia (europea in particolare) da gas e petrolio. Eppure basterebbe “accelerare transizione ecologica – dice l’economista Leonardo Becchetti - approvando in Italia i 300 gigawatt di progetti da fonti alternative già pronti e favorendo le comunità energetiche. Quanta energia viene prodotta in Europa con le rinnovabili? Nel 2025 le fonti rinnovabili hanno generato il 47,3% dell’energia prodotta all’interno dell’Unione europea: molto alta la variabilità tra i Paesi. La Danimarca ha visto il 92% dell’energia arrivare da fonti rinnovabili, poi con l’83,1%, il Portogallo con l’82,9%, la Germania il 56,4%, la Spagna con il 54,9%. L’Italia si colloca appena sopra la media europea con una produzione di energia da fonti rinnovabili che nel 2025 ha toccato il 47,7%.
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