Sociale

Quando l’umanità si perde nelle regole

di Claudio Pezone, Presidente di un'associazione di volontariato

Il volontariato di fronte alle nuove sfide fiscali del 2026.
C’è un punto, nel lavoro sociale e nel volontariato, in cui le regole smettono di essere uno strumento e rischiano di diventare un ostacolo. Non perché siano sbagliate in sé, ma applicate senza ascolto, senza accompagnamento, senza una reale comprensione del contesto umano in cui dovrebbero operare.
Chi vive quotidianamente il volontariato operativo lo sa bene. Non quello raccontato nei comunicati ufficiali, ma quello fatto di presenza reale: bambini accompagnati a scuola, strade presidiate durante eventi, cortei silenziosi per famiglie che affrontano la malattia dei propri figli, comunità che si stringono attorno ai più fragili.
In questi contesti, il volontariato non è un concetto astratto. È fatto di tempo donato, responsabilità assunte, attenzione costante alla sicurezza degli altri. Ed è anche fatto di piccoli gesti che non compaiono in nessun rendiconto: un abbraccio improvviso, una fetta di torta condivisa, un mandarino messo in mano come segno di gratitudine.
Eppure, proprio mentre le comunità chiedono sempre più supporto, il carico burocratico che grava sulle associazioni cresce, spesso senza un reale accompagnamento. Adempimenti fiscali complessi, interpretazioni incerte, procedure che sembrano pensate più per il controllo che per la tutela del valore sociale prodotto.
Il rischio è concreto: non che venga meno la volontà di aiutare, ma che si spenga la forza di resistere. Non per mancanza di motivazione etica, bensì per stanchezza amministrativa.
Le associazioni non chiedono scorciatoie né privilegi. Chiedono regole chiare, proporzionate, comprensibili. Regole che ricordino che dietro ogni documento c’è un servizio reale reso alla collettività. Perché ogni ritardo, ogni incertezza, ogni appesantimento inutile ha un effetto diretto: meno volontari sul territorio, meno presenza, meno protezione per chi è più fragile.
Il volontariato non si regge sui rimborsi spesa. Si regge sul senso civico, sulla fiducia reciproca, sul riconoscimento del valore umano di ciò che viene fatto.
Forse è tempo di fermarsi e chiedersi non solo come regoliamo il volontariato, ma per chi. Perché le persone fragili non bussano agli uffici. Bussano alle associazioni. E se quelle porte si chiudono per sfinimento burocratico, non resterà nessuno ad aprire.
Le regole sono necessarie. Ma senza ascolto rischiano di perdere la loro funzione più importante: essere utili alle persone, in particolare a quelle più fragili – come bambini e anziani – e, più in generale, alle comunità sempre più esposte all’arretramento delle istituzioni pubbliche.

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Ultimo aggiornamento: 06/01/2026 11:14