Lettere

Crisi di governo e elezioni: cosa accadrà dopo il 25 settembre? 

di G.V.

La crisi del governo presieduto da Mario Draghi avvenuta in piena estate è sfociata nello scioglimento anticipato della XVIII legislatura parlamentare iniziata nel mese di marzo 2018. Per la politica italiana questo scenario non costituisce certamente una novità, ma il perdurare di una grave crisi economica aggravatasi con le conseguenze della guerra in Ucraina, l’infiammata inflazionistica a cui nessun paese era più abituato da anni, la crescente emergenza energetica, la pandemia non domata del tutto e tutt’ora caratterizzata da varianti insidiose, la necessità di rispettare le scadenze previste per l’ottenimento delle varie tranche del Recovery Fund europeo, l’inderogabile necessità di ridimensionare l’enorme debito pubblico che pesa come un macigno sulle future generazioni e l’elenco dei problemi potrebbe continuare, ne fanno un’eccezionalità.
Mario Draghi, grazie alla sua riconosciuta capacità, autorevolezza e soprattutto credibilità conquistate nei difficili ruoli di governatore, prima della Banca d’Italia e poi di quella europea, costituiva una sorta di efficace polizza assicurativa, riconosciuta e accettata dai mercati finanziari, dalle cancellerie internazionali, in grado di tranquillizzare quegli ambienti così influenti e, alle volte, determinanti per le sorti di paesi in difficoltà come nel nostro caso. Invece di tutto questo e della situazione a dir poco complicata, non si è voluto più tenere conto. Anzi, pur di evitare le scelte difficili che inevitabilmente devono essere prese in autunno, dove ci sarà una vera e propria emergenza sociale, alcuni partiti hanno provocato la crisi. Intendiamoci, le responsabilità sono diverse, perché se i 5 Stelle sono stati la miccia, le scelte della Lega e di F.I., hanno contribuito all’esito finale e lo stesso Mario Draghi, probabilmente, ha colto l’occasione per uscire di scena in un contesto per lui sempre più logorante e insostenibile. Forse avranno influito anche le delusioni postume alla sua mancata elezione a presidente della Repubblica, ma alla fine il premier si è dimesso con la dignità e lo stile che lo contraddistinguono.
Al Capo dello Stato Sergio Mattarella, non è rimasta che la scelta di sciogliere le camere ed indire le nuove elezioni generali previste, fatto inusuale, il 25 settembre. Secondo le modalità stabilite dalla legge elettorale in vigore che è il cosiddetto “Rosatellum” dal nome del principale proponente l’on. Ettore Rosato, in un mix di seggi assegnati con una quota di maggioritario e con un’altra quota di proporzionale che prevede la soglia di sbarramento al 3%, i partiti da soli o in coalizione, stanno presentando le liste. A tal riguardo, si può evidenziare come, ancora una volta, il cittadino elettore, è espropriato dal diritto di scegliere liberamente oltre al partito, anche la singola persona, perché non sono previste le preferenze, mentre prevale l’ordine di presentazione dei candidati in cui sono composte le liste secondo le imposizioni delle segreterie romane dei varie forze politiche. Non solo, ma tornando alle vecchie e tanto dannose impostazioni propagandistiche, si lanciano roboanti promesse, spesso palesemente irrealizzabili perché prive delle necessarie coperture finanziarie. È una sorta di gara a chi la spara più grossa per far presa sull’elettorato. Lo schieramento di centro destra appare più coeso rispetto a quello di sinistra e, stando ai sondaggi, maggioritario. Entrambe le coalizioni riscontrano una forte competizione elettorale interna, con la prevalenza di linee politiche molto marcate e di estremità.
Restano i Grillini, ridimensionati per le scissioni interne ed il polo nato più per necessità che per convinzione, dei movimenti di Calenda e di Renzi che, se riusciranno ad amalgamarsi meglio, potranno costituire una delle novità.
La decisione passa ora agli elettori.

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Ultimo aggiornamento: 01/10/2022 20:49