Varmo, Lettere

Messa in sicurezza dalle esondazioni del Tagliamento

di Oscar Vernier

C’erano più di 200 persone in sala consiliare a Varmo per ascoltare la bozza di progetto per mettere in sicurezza l’abitato di Latisana dalle esondazioni del Tagliamento. Partendo dall’ipotesi che la sicurezza idraulica a Latisana può essere garantita con un afflusso massimo di 3600 metri cubi di acqua al secondo, si ipotizzano due enormi bacini di laminazione a monte per intercettare le eccedenze rispetto a questa portata massima, uno a Dignano nell’ alveo del fiume di circa 29 milioni di metri cubi e uno a Madrisio di 22 milioni di metri cubi fuori dall’ alveo. Questi gli unici numeri presentati dall’ autorità di bacino, che però non bastano a descrivere l’enormità dell’intervento. Il bacino si estende da Madrisio a Canussio e fino a Fraforeano di Ronchis a sud, ed a est fino quasi alla zona industriale di Rivignano Teor. Interessa quindi in buona parte il comune di Varmo, ma anche Ronchis e Rivignano-Teor. Dalle planimetrie presentate risulta che i 22 milioni di metri cubi di acqua saranno contenuti in tre bacini comunicanti per un totale di più di 1000 ettari di territorio, delimitati da 23 chilometri lineari di argini alti tre metri e di larghezza non specificata. Dal quel poco che è stato condiviso con l’assemblea sembra che i terreni saranno soggetti ad asseverazione mentre le aree su cui sorgerebbero gli argini sarebbero oggetto di esproprio.
L’opera sorgerebbe in un territorio fortemente antropizzato, ricco di strade, condotte di gas e acqua, elettrodotti, per non parlare degli accessi ai fondi e alle aziende (agricole e non) del luogo. E ammesso e non concesso che possa salvaguardare l’abitato di Latisana rischia di aumentare considerevolmente il già elevato rischio idrogeologico locale: in caso di piena i tre bacini carichi di acqua del Tagliamento ostacolano il deflusso dei canali contenenti le acque delle precipitazioni locali, anche perché non si è mai messo mano alla sistemazione della rete idraulica minore nonostante giacciano in comune di Varmo da molti anni più di mezzo milione di euro di contributi erogati a tale scopo. Per salvare (forse) Latisana si rischia di allagare Varmo e le sue frazioni, oltre a zone di Camino e di Rivignano.
Il progetto, senza alcun tipo di condivisione o di discussione preliminare, è stato improvvisamente presentato esclusivamente agli amministratori dai tecnici dell’autorità di bacino. Sono stati gli amministratori locali di Dignano, Varmo e Latisana a cercare di informare i cittadini di quel poco che erano venuti a sapere del progetto convocando assemblee pubbliche, Non erano presenti a queste assemblee né i decisori politici che hanno promosso e sostenuto tale progetto (nella fattispecie l’assessore regionale alla difesa dell’ambiente Scoccimarro), né i tecnici dell’autorità di bacino che hanno evidentemente preferito non esporsi alle domande dei cittadini.
Nell’ assemblea tenutasi a Varmo la posizione del sindaco Prampero, pur contraria all’ intervento, è parsa debole. Il fatto che lavori in Regione come dirigente probabilmente gli ha creato qualche imbarazzo. Intanto riferendosi all’autorità di bacino e agli altri enti che hanno predisposto la bozza di progetto ha sostenuto per due volte che si tratta dei padroni di casa. Idea profondamente sbagliata: i padroni di casa di un territorio sono i cittadini, sicuramente non la pletora di tecnici e burocrati che senza alcun confronto si arrogano il diritto di decidere i destini di un territorio. Poi ha messo le mani avanti affermando che anche se il Consiglio Comunale voterà contro la variante urbanistica necessaria per far partire il progetto la regione comunque potrà nominare un commissario “ad acta” che farà quello che gli pare. E infine ha già cominciato a lamentarsi dei costi che il comune dovrebbe sostenere per eventuali future perizie o azioni legali.
Sembra comunque evidente che la scelta imposta a questo territorio per l’impattante intervento sia stata dettata dalla debolezza politica e dimensionale dei comuni sui quali insiste. Noi siamo il vaso di coccio in mezzo ai molti vasi di ferro che con ben altro peso sarebbero in grado di opporsi a questo tipo di progetti (come spesso avvenuto in passato).
Sarebbe inoltre molto interessante conoscere il parere degli altri due comuni coinvolti nell’ intervento, anche se il sindaco in confidenza (davanti a 200 persone) ha affermato che il suo collega sindaco di Ronchis è d’accordo con l’intervento se serve a salvaguardare Latisana. Non pervengono notizie da Rivignano Teor, silenzio quantomeno sospetto.
Mi sembra chiaro che in questa questione esiste sia un problema di metodo che di merito. Eliminare con un colpo di spugna tutta una serie di ipotesi progettuali condivise e approfondite negli anni (ad esempio dal Laboratorio Tagliamento) per proporre in qualche slide la magia di un intervento risolutivo di tutti i problemi non può essere il metodo giusto per una soluzione che deve necessariamente trovare un equilibrio tra le esigenze di sicurezza e gli impatti sul territorio. E nel merito non serve essere tecnici per capire cosa ci sia di sbagliato nel progetto: basta leggere qualche numero e guardare una cartina con i perimetri dell’intervento.

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Ultimo aggiornamento: 24/07/2024 01:35