06/05/2026
Regione, Ricordi
6 maggio 1976: il tempo si è fermato
di Paolo Di Biase
Nella rivista numero 4 del giugno 1976, “Il Ponte”, nel contesto di un Friuli in piena emergenza, batteva questo terrificante titolo in prima pagina: “6 maggio 1976: il tempo si è fermato”. In seconda pagina scriveva: “Giovedì 6 maggio Il Ponte era pronto per la stampa… d’improvviso la scossa, la paura immediata e il panico, poi il terrore e l’angoscia. Il tempo si è fermato. Tutto ciò che fino alle 21 di giovedì 6 maggio poteva avere un senso, essere lo scopo di una attività, di colpo, brutalmente, è stato bloccato… per questo Il Ponte, annullato il numero di maggio, presenta ai suoi lettori un quadro della nuova realtà…”
Oggi ricorre il 50° anniversario di quel grave evento che mise in ginocchio il Friuli. ll 6 maggio 1976 resta una data incisa nella memoria collettiva dei friulani. Quel giorno, alle 21:00, una violenta scossa di terremoto colpì il Friuli, segnando per sempre il destino di intere comunità. A cinquant’anni di distanza, il ricordo si intreccia con la consapevolezza di una delle più straordinarie ricostruzioni della storia repubblicana.
L’epicentro del sisma fu localizzato nei pressi di Gemona del Friuli, uno dei centri più duramente colpiti insieme a Venzone, Osoppo e numerosi altri comuni della fascia pedemontana. La magnitudo, stimata intorno a 6.5 della scala Richter, provocò quasi mille vittime, oltre 100.000 sfollati e danni ingenti al patrimonio abitativo, storico e culturale.
Nei mesi successivi, ulteriori scosse, in particolare quelle di settembre, aggravarono una situazione già drammatica. Interi paesi furono rasi al suolo, chiese e monumenti crollarono, mentre migliaia di famiglie furono costrette a vivere in tende e prefabbricati.
A cinquant’anni di distanza, ciò che oggi viene ricordato non è soltanto la tragedia, ma anche la risposta esemplare della popolazione e delle istituzioni. La ricostruzione del Friuli è diventata un modello studiato anche a livello internazionale: un processo che ha visto protagonisti i cittadini, le amministrazioni locali, la Chiesa, le Forze Armate, i tantissimi volontari da tutta Italia e lo Stato in un raro esempio di collaborazione efficace. Simbolo di questa rinascita è proprio Venzone, ricostruita pietra su pietra dopo essere stata completamente distrutta. Oggi il borgo è considerato uno dei più belli d’Italia e rappresenta la tenacia di un territorio che non si è arreso.
A mezzo secolo di distanza, le celebrazioni per il cinquantesimo anniversario coinvolgono tutta la regione Friuli Venezia Giulia con eventi commemorativi, mostre e momenti di riflessione. Gemona accoglie oggi il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella e la Premier Giorgia Meloni. Prevista la deposizione di una corona al monumento che ricorda le 400 vittime del sisma e la partecipazione delle alte cariche dello Stato alla seduta straordinaria del Consiglio regionale al Teatro Sociale di Gemona.
Non si tratta solo di ricordare le vittime, ma anche di trasmettere alle nuove generazioni il valore della solidarietà, della prevenzione e della cultura della sicurezza. Intercettare prima possibili i segnali emessi dall’Orcolat, questa figura mitologica che fa tremare la terra, ed essere pronti al suo risveglio. Oggi il Friuli “ringrazia e non dimentica”, guarda al futuro senza dimenticare il proprio passato, consapevole che da quella tragedia è nata una delle pagine più significative della sua storia.